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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
5 dicembre 2021
In Universale Economica
Dopo il Nobel ricomincio da Fiasco
di Giorgio Pressburger, tratta da “il Corriere della Sera”, 27 agosto 2003
Esce la traduzione italiana di Fiasco. Si tratta di un romanzo scritto nel 1988. Dopo i grandi cambiamenti nell'Europa odierna e nella tua vita, è cambiato ai tuoi occhi il significato di questo libro?
Per via del mio relativo successo personale? No, il senso di Fiasco resta immutato per me. È un romanzo nato in epoca brezneviana, in un mondo stagnante, senza prospettive.La prima scena si svolge in una stanza piccolissima, angusta, opprimente. Era così quel mondo. D'altro canto, ho pensato a lungo al linguaggio da adoperare per parlare di quel regime senza ripeterne le formule linguistiche.Ho trovato che il linguaggio religioso fosse quello più adatto a rappresentare un mondo privo di qualunque razionalità, com'era quello. Diversamente non era possibile approssimarsi a quell'atmosfera da credo quia absurdum. Penso che la rappresentazione di questa totale assenza di razionalità renda ancora oggi valido e attuale il libro.

In Fiasco, mi è parso di poter leggere, attraverso la storia del protagonista Köves, un'allusione al fallimento di tutta la civiltà odierna. Un uomo insignificante,grigio, ignaro di tutto è alle prese con una società minacciosa, grottesca, basata sulla miseria. Gli accadono cose incredibili, assurde. Eppure, al termine della lettura, ho avuto l'impressione di una conclusione positiva. Come, del resto, al termine della lettura di"Essere senza destino". Dal pessimismo può derivare un briciolo di speranza?
Al di fuori del vero pessimismo è difficile trovare qualche speranza. L'ha detto anche Nietzsche. Ma io non accetto del tutto il pessimismo. A esso si può opporre il coraggio, il coraggio di affrontare gli eventi. Nei miei romanzi i protagonisti possiedono questo coraggio. È importante trasmettere questo senso anche ai ragazzi di oggi.Tengo molto a questo aspetto delle mie opere.

Tu hai sofferto di persona il misfatto più tragico del secolo passato: Auschwitz. Da questa tua esperienza è nato un vero capolavoro, Essere senza destino. Si tratta di un'opera narrativa fondamentale sull'argomento. Fiasco mi par stare allo stesso livello. Tu come consideri il rapporto tra i due libri?
Che Fiasco abbia lo stesso protagonista di Essere senza destino è del tutto chiaro. Essere senza destino è riflesso in Fiasco. Ma in modo curioso anche Fiasco, che è stato scritto dopo, si riflette in Essere senza destino anche se ciò forse è meno visibile. I due libri hanno tra loro uno stretto rapporto di fraternità, come sono strettamente connesse le due esperienze dell'autore che parlava di Auschwitz mentre viveva l'esperienza narrata in Fiasco.

In Fiasco si può percepire parecchio degli ultimi decenni del comunismo europeo oppure il libro si riferisce a ogni società basata su una fede, su un ferreo principio? Può esistere una società senza queste basi? Mi riferisco qui alla grande questione di che cosa sia la libertà.

È una grande questione. Penso che una società non basata su principi simili a quelli da te elencati possa esistere, ma una cultura no. Per questo motivo la cultura europea è tanto importante di fronte a tutto il mondo. Perché si è formata in contrapposizione al fanatismo.Sapere e conoscenza, questi sono i fondamenti della cultura europea, oltre alla ragione opposta al fanatismo. Anche di fronte al terrorismo è necessario appellarsi alla ragione, alla conoscenza.

I membri dell'Accademia Svedese l'anno scorso hanno premiato te con il Nobel. Questo ha cambiato qualcosa nella tua vita? Sono convinto del fatto che il destino a volte possa essere anche benevolo e riparatore nei riguardi degli uomini.
"Il mio compito è di non accecarmi e di continuare a lavorare tranquillamente sui miei libri. In settembre uscirà il mio prossimo romanzo in Ungheria e in Germania contemporaneamente.Il titolo è Felszàmolàs in ungherese, e Liquidation in tedesco. (in italiano potrebbe suonare come: "liquidazione finale" o "resa dei conti", ndr). Ma sto già lavorando a un prossimo libro di appunti e piccoli saggi, una serie che ho cominciato anni fa".

Agli occhi del mondo hai dato nuovo credito alla letteratura dei Paesi una volta chiamati dell'Est. Questo può significare qualcosa per l'Europa allargata?Contro tanti pareri piuttosto scettici, la cultura, l'arte possono ancora influenzare la società?
Rispondo prima alla seconda parte della domanda. E' difficile dire se l'arte abbia ancora un’azione diretta sulla società.Se esercita una certa influenza,questo avviene in modo indiretto. Dopo l'arte barocca l'azione diretta ha cessato di esistere, tutto è più frantumato. Comunque, cito ancora Nietzsche, se c'è un aspetto "metafisico" nell'attività umana, questo è quello artistico. Qui sta la vera trascendenza. L'uomo non ha cessato di possedere ciò che si chiama "anima", comunque si intenda il significato di questa parola. Per ciò che riguarda il credito delle letterature dei Paesi dell'Est questo non è mai venuto meno. Comunque io penso di appartenere piuttosto a tradizioni letterarie occidentali. A proposito dell'Est, invece, forse c'è qualcosa in me di scrittori come Dostoevskij.

In Fiasco impieghi le più strane e più ardite tecniche narrative. Nel libro parli anche del rapporto degli scrittori con i lettori. Uno scrittore sente il problema di questo rapporto?
Credo che questo problema esista anche per il più "esoterico" degli scrittori. Ma cambia d'aspetto a seconda che lo scrittore viva in un regime democratico o in una dittatura. In democrazia, per paradosso, le limitazioni, le possibili interferenze sono maggiori. In un regime dittatoriale lo scrittore si trova completamente solo, faccia a faccia con la dittatura e con se stesso. E questo fatto lo può dotare di una grande libertà interiore.

Essere scrittore è una professione.Ma fare anche della letteratura,oltre a scrivere, è un lusso. Così afferma un narratore di oggi. Che cosa ne dici?
Non capisco esattamente la domanda. Comunque, credo che si voglia parlare di una narrativa di puro intrattenimento contrapposta al suo contrario. La narrativa d'intrattenimento non è completamente da rigettare, purché non si tratti di istigare i lettori a un atteggiamento di conformismo, di sottoporre le masse a un "trattamento" particolare, a una manipolazione.Questo sarebbe davvero pericoloso.

Tra i filosofi del ventesimo secolo chi leggi più volentieri?
Wittgenstein, Jean Amery, Jaspers. A proposito di Amery, siccome i suoi scritti sono considerati dei saggi, questo grande pensatore non è annoverato tra i filosofi. Invece lui lo è, eccome. Ha elaborato un linguaggio ammirevole, del tutto nuovo, riguardo ad Auschwitz. Ne parla a un livello tanto alto da costituire una filosofia nuova. Come scrittore è di grandissima levatura.Anche Jaspers è grande:a proposito del nazismo, è riuscito a non compiere passi falsi, come è successo invece a qualche suo contemporaneo.

Il tuo discorso pronunciato davanti al re di Svezia, in occasione del conferimento del Nobel, termina così: "Ciò che mi ha aiutato a superare tutte le difficoltà della vita, è stata una sola cosa: die Liebe" (in italiano:l'amore, l'affetto). Vuoi dire due parole in proposito?
"Due parole? Le due parole sono queste: l'amore è una grandissima energia. Lo è anche l'odio. Entrambi attingono la loro forza alla stessa fonte.Piaccia o non piaccia sono le maggiori energie vitali".

copertina

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