Cosa c'è di nuovo Tutte le informazioni sugli scrittori Gli autori raccontano Approfondimenti, notizie e libri Appuntamenti con gli autori L'arte del web e i libri La sezione Feltrinelli Digital Le classifiche dei più cliccati e dei più venduti I Blog dei nostri autori Feltrinelli Podcast


Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
25 maggio 2017
In Universale Economica
Le voci di Tristano raccontate da Tabucchi. Intervista all’autore di Tristano muore
Di Sandra Teroni, tratto da “il manifesto”, 21 maggio 2004
Spetterà a Antonio Tabucchi, questa sera, inaugurare le serate del Festival Internazionale delle letterature che si svolgerà alla Basilica di Massenzio. Come gli altri autori, anche lui è stato invitato a scrivere un testo originale sul tema reale immaginario, un testo che è ancora una sopresa. Il nostro incontro ruota, dunque, intorno a quello che è l'ultimo libro pubblicato, Tristano muore, riprendedo i suoi temi, i personaggi e il clima politico che lo attraversa.

Il tuo ultimo romanzo ha avuto una genesi lunga e singolare: è nato da tue annotazioni su quaderni di lavoro, addirittura con parti dettate. Le annotazioni erano inizialmente personali o già attribuite a un personaggio? Quand'è che il personaggio è diventato un morente, e si è chiamato Tristano?
Il personaggio è nato come già morente. L'attimo importante - chiamiamolo illuminazione, ispirazione o comunque punto di partenza - è il momento della morte, il trapasso. Poi ho immaginato la gamba in cancrena, e dunque una lunga agonia. A quel punto ho cominciato a costruire il personaggio. Non aveva ancora un nome e allora inizialmente l'ho chiamato Tabonio: gli ho dato il mio nome ma fino a un certo punto, perché un nome attira cose personali, come una calamita. Il nome vero - ispirato da Leopardi - è venuto dopo, quando il personaggio ha cominciato a raccontarsi, e a costruirsi con una logica retroattiva. Lo immaginavo già molto vecchio, alla soglia della morte, quindi ho cominciato a farlo parlare con una sorta di amarezza. Mi piaceva che fosse un personaggio positivo, uno che è stato dalla parte buona nella storia e ha scelto di prendere le armi contro il nazifascismo. Avergli dato questa fisionomia ha fatto sì che cominciasse a risentirsi un po' del presente che sta vivendo - o meglio che sta morendo - perché evidentemente si sentiva derubato della storia che aveva vissuto e della democrazia che ci aveva regalato. Certo, l'ho rappresentato in avanti sui tempi, la sua domanda fondamentale è: valeva la pena aver fatto quella scelta per ritrovarsi in questa orribile situazione, in mezzo a questa gentaglia? La mia fu una scelta democratica, la democrazia è questo? Dopo il percorso politico ho costruito un percorso privato, di sentimenti e di amori. E così è andato avanti. Per sprazzi, per blocchi. Le parti dettate sono soprattutto monologhi, che avevo scritto mentalmente ma mai messo su carta, le avevo memorizzate poi le ho dettate via via che facevo copiare i miei appunti.

L’elaborazione del personaggio ha dunque, nei tuoi romanzi, molta importanza: ne hai parlato spesso come di qualcuno che ti abita e con cui devi fare i conti. La struttura di Tristano, con lo sdoppiamento fra personaggio-narratore e scrittore è una figura di questa coabitazione e di questo dialogo? Lo chiedo perché a me sembra di cogliere qui la peculiarità del romanzo: nel mettere al centro questa tensione, dando vita a una narrazione che si snoda in un continuo impercettibile slittamento da una voce all'altra, attivando una sarabanda di registri, e un monologo che acquista paradossalmente una struttura polifonica.
È così. Il personaggio nasce come voce, voce interna. Naturalmente quella voce è la mia, io sono molto abituato a parlare silenziosamente con me stesso, formulando vere e proprie frasi. In genere passi e chiudi, funzioni a circuito chiuso e a un certo momento la cosa cessa. A volte però non finisce. Perché curiosamente la voce assume un timbro un po' diverso, che non è più esattamente il tuo: è come se questa voce fosse e non fosse tua. Allora succede che ti senti a un tempo te stesso e altro, e se a questo altro dai spazio cominci a fare quello che si chiama teatro. Se insisti, in questo spazio interno diventato un palcoscenico possono cominciare a aggirarsi quelli che comunemente chiamiamo i personaggi, ma che in realtà sono voci. Poi li rivesti di carne, metti a uno il cappello da marinaio, all'altro la pelliccia, e così via. E il romanzo è nato: si tratta solo di fare giocare le figure tra di loro. In questo caso ho cercato di fare qualcosa in più. Invece di tessere la pagina su cui si riflettono e cadono queste voci, mi sono detto: andiamo fino in fondo, voglio essere io la pagina. Quindi ho fatto una specie di doppio gioco. Poi si è stabilito anche una sorta di duello piuttosto divertente: vediamo chi la spunta. Apparentemente vince la voce, e Tristano alla fine dice con una certa condiscendenza: mettici il tuo nome, io non sono quello che racconta, io voglio essere raccontato. Ma senza lo scrittore, niente sarebbe esistito.

Tristano muore si configura quindi come un `romanzo dello scrittore' e, in qualche modo, come approdo di una problematizzazione della scrittura di finzione e della scrittura narrativa. Qual è il rapporto con Sostiene Pereira dove, fin dal titolo, la narrazione è affidata a una voce forte ma che introduce una distanza, un dubbio?
Intanto, c'è una rottura temporale: mentre Pereira segue un ordine cronologico e lineare, qui domina il principio del tourbillon inventato da Breguet, l'orologiaio di Neuchatel che nel 1801 vende ai francesi uno strumento con cui corregge l'attrazione terrestre. Breguet ha un'intuizione geniale, si rende conto che la forza di gravità esercita su qualsiasi meccanismo esistente un disturbo che provoca un'erosione, anche sull'orologio perché è meccanico. Allora inventa una sorta di bilanciere che fa in un minuto un giro esatto e recupera il ritardo: un ritardo minuscolo ma che, cumulandosi, inciderebbe molto sulla misurazione del tempo. Raccontando la sua vita, Tristano si accorge di questo peso del mondo che agisce sul meccanismo dello stesso racconto, e cerca in qualche modo disperatamente di riaggiustarlo. Il fatto stesso di volerlo raccontare è una maniera di riequilibrare qualcosa che inevitabilmente subirà un'erosione; dal fatto stesso di essere raccontata, perché non si può raccontare una vita. Ecco allora questi grandi crateri, immensi buchi, con questo grosso signore che ci nuota disperatamente dentro, lottando, dibattendosi, per recuperare e ristabilire qualcosa che non c'è più, come se lo inseguisse. Cerca di acchiapparlo di qua, cerca di acchiapparlo di là, gira su se stesso, poi se lo scorda, poi riparte. Della vita, contano più gli avvenimenti o il senso? e nella narrativa, contano più gli avvenimenti o il senso che essi acquistano? Forse è una vecchia questione, che non riusciremo mai a risolvere. Qui ho cercato di rappresentarla.

Forse questo romanzo ancora più dei precedenti si alimenta dell'intreccio fra temi civili e esistenziali di fondo: la libertà, la democrazia, i valori, il senso della storia e quello della vita, il senso della fine come morte e come cancrena, nella storia individuale e in quella collettiva. Rispetto a questi grandi problemi, ma anche più in generale, ti ripropongo una domanda che torna a presentarsi periodicamente: cosa può la letteratura? E che ne dici dello spazio sempre più ridotto, sempre più stravolto, che le viene riservato nella formazione scolastica e universitaria oltre che nella mentalità corrente?
La letteratura, come grande serbatoio in cui andremo tutti ad abitare, è quasi un aldilà che è qui tra noi, è il grande spazio della libertà. Se c'è un'erosione dello spazio della letteratura, una prospettiva totalitarista acquisisce più credibilità: sicuramente sarebbe un duro colpo, una vera mazzata alla libertà di essere e di pensare, uno strizzare la nostra anima. È qui che vedo il vero grande pericolo: nel divorare, erodere sempre più questo spazio di grande libertà che è la letteratura per creare degli alieni o degli omuncoli o comunque delle creature viventi molto remissive che consumano, nascono, vivono, muoiono, come fossero indirizzate verso la prospettiva di trasformarsi in vegetali.
copertina

Tristano muore
Compra su lafeltrinelli.it
Scarica la versione gratuita del Player Real, necessaria per ascoltare e vedere i file audio/video.
  La scheda autore di Antonio Tabucchi
 Foto dell'autore
  “La letteratura non è il luogo della militanza”. Intervista ad Antonio Tabucchi
  Conversazione con Antonio Tabucchi
  Le voci di Tristano raccontate da Tabucchi. Intervista all’autore di Tristano muore

  Elenco completo
 Vuoi ricevere aggior- namenti sull'autore?