Cosa c'è di nuovo Tutte le informazioni sugli scrittori Gli autori raccontano Approfondimenti, notizie e libri Appuntamenti con gli autori L'arte del web e i libri La sezione Feltrinelli Digital Le classifiche dei più cliccati e dei più venduti I Blog dei nostri autori Feltrinelli Podcast


Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
5 dicembre 2021
In Universale Economica
L'intervento di Miranda Sacchi
Antonella Agnoli lo ha molto sottolineato nell’apertura del suo intervento e quindi credo di dover riprendere il punto sul quale dovrebbe essere posta l’attenzione: come mai un editore ha sottoposto un’ipotesi di lavoro “in progress” a quel gruppo di bibliotecari che da quindici anni si riunisce due volte al mese per dare vita a due fascicoli con proposte di lettura? È un po’ la domanda decisiva per noi come bibliotecari e soprattutto per coloro che partecipano quasi dall’inizio e continuano tutt’oggi a riunirsi e a confrontarsi e tante volte anche a litigare su cosa scegliere, come scegliere, perché scegliere. Credo che questo sia il nocciolo, dal mio punto di vista di bibliotecaria “emerita”, che fa parte di un ente pubblico a cui sono stati dati dei compiti precisi per quanto riguarda le biblioteche pubbliche di base, biblioteche di competenza dei comuni.
Come mai siamo diventati interlocutori – con molta presunzione – a pari merito di un editore importante e diffuso quale è l’editore Feltrinelli. Per caso ieri, sfogliando un fascicolo pubblicato sull’ultimo numero del “Giornale della Libreria” che riporta gli interventi più interessanti agli Stati generali dell’editoria che si sono tenuti a Roma lo scorso settembre, mi aveva molto colpito il titolo “Dalla scuola alla biblioteca alla libreria”. Un signore per me illustre sconosciuto, Giuseppe Antonini (che poi scopro essere l’amministratore delegato della Feltrinelli Librerie), cita le librerie per uscire dallo stallo della non lettura in Italia che ormai è un problema cronico. Questo interesse da parte della casa editrice Feltrinelli si è anche espresso nel ritenere i bibliotecari i giusti interlocutori per la pubblicazione di questo libro e per affrontare un nuovo settore come la divulgazione per i giovani lettori.
Credo che debba essere sottolineato come ai bibliotecari interessi non solo l’argomento, non solo l’autore che è estremamente importante, ma soprattutto la confezione complessiva del libro. Quando Valeria Raimondi ci ha sottoposto la sua intenzione noi abbiamo detto: va bene è un argomento di cui c’è poco in Italia, infatti guardando un minimo di statistiche complessive ci risulta dall’archivio Liber che dal 1987 a tutt’oggi i libri di storia generale come questo, che hanno una loro classificazione secondo il nostro schema, il famoso 909, ne hanno registrati solamente 126. Una produzione molto scarsa. Non entro nel merito delle valutazioni perché non è questa la sede. Allora vuol dire che c’è una grossa carenza di prodotti che possono avere usi completamente diversi nella biblioteca di pubblica lettura generalista di base. Questo dell’uso completamente diverso è un aspetto che forse al mondo editoriale ancora sfugge. I libri hanno tante possibilità di utilizzo: è il piacere della lettura, ma è anche una fonte d’informazione alla quale accennava Antonella Agnoli. Secondo noi bibliotecari è uno degli elementi di valutazione estremamente importante.
L’altro elemento che abbiamo sottolineato all’editore è stato di rendere il libro piacevole, di renderlo comprensibile attraverso una serie di illustrazioni che fossero in sintonia con il testo e credo che i risultati dell’illustratore Tranquillini abbiano sortito questo effetto perché non c’è nessuna materia, per quanto noiosa o complessa, che non possa essere resa comprensibile, accettabile e piacevole per il destinatario. Altro elemento cui noi bibliotecari teniamo molto: la confezione, la presentazione, il rapporto fra testo e illustratore. Credo che in questa pubblicazione si sia raggiunto lo scopo. In che altro modo i bibliotecari possono essere utili, non tanto in questa pubblicazione, ma complessivamente nei libri di divulgazione? Un primo elemento che noi valutiamo è l’anno di pubblicazione della prima edizione, per vedere se le informazioni sono aggiornate oppure no. Nel caso specifico la prima edizione di Una storia del mondo è del 2002, quindi le informazioni arrivano praticamente fino ai giorni nostri.
Un altro elemento informativo sono gli apparati, che permettono di desumere quella serie di informazioni che oggi anche la televisione chiede e che comunque fanno tornare a un vecchio nozionismo.Basta guardare tutte le trasmissioni a quiz, per scoprire come una serie di informazioni sono sconosciute dagli italiani: a un insegnante l’altro giorno Gerry Scotti chiedeva chi fosse l’autore del colonnato di San Pietro e questo signore non ha saputo rispondere (era un insegnante di religione, tra le altre cose). C’è sempre purtroppo la necessità di fornire delle risposte piccole, precise, ben circostanziate a chi vuole avventurarsi in televisione per vincere e magari rendersi la vita più felice. E ancora: sarebbe stata utile una bibliografia; chi legge e volesse approfondire, non sa dove, come. La bibliografia, poi, dà un’altra serie di informazioni, ad es. le fonti che l’autore ha consultato, per verificare il suo punto di vista che l’autore dichiara molto bene (è una storia europea per gli europei di oggi, e io aggiungo vista da un tedesco. Probabilmente un autore italiano avrebbe dato un’interpretazione diversa, ma come bibliotecari non entriamo nel merito).
Altri elementi estremamente importanti possono essere gli indici esplicativi (indici di luoghi, persone,ecc.).
Questi sono una serie di elementi che come bibliotecari offriamo alla riflessione degli autori e anche degli editori quando vogliono intraprendere l’avventura della divulgazione.
Sulla divulgazione Antonella Agnoli è stata molto chiara: c’è poca divulgazione in Italia, non sempre fatta molto bene, ma se guardiamo lo scenario in cui i lettori si muovono si nota sempre un problema grosso che è quello della scuola. Scuola che purtroppo siamo costretti a subire e, forse voi lo sapete, lo dico per gli editori e per gli autori, bisognerebbe uscire da questa eccessiva dipendenza dalla scuola, cercare delle strade parallele tenendo conto di ciò che succede nella scuola, ma non solo in funzione della scuola. Questa credo sia una delle grosse responsabilità nostre, anche se l’interlocutore insegnante è uno dei tanti e possibili fruitori della biblioteca (in quanto professionista, non in quanto interlocutore privilegiato), una delle tante professioni che accede alla biblioteca per aggiornarsi. Le statistiche sono abbastanza chiare, nel senso che la professione insegnante, tra quelle che frequentano la biblioteca, registra una percentuale molto bassa (da una recente statistica risulta che nella professione insegnante il 25% dichiara di essere un non lettore).
Il gruppo è arrivato a queste conclusioni – dopo molte discussioni – analizzando con attenzione i libri. Per far leggere, infatti, per creare lettori, bisogna essere lettori; le biblioteche con l’aiuto dei vari professionisti del libro hanno come obiettivo quello di far leggere, e qui forse l’editore dovrebbe pensare un po’ meno al profitto, preoccuparsi certo di vendere, ma contemporaneamente vendere per creare dei lettori, quindi dei prodotti che siano in sintonia.
Roberto Denti giustamente ogni tanto ci ricorda le quattro linee della Lindgreen: ci sono dei bei libri che piacciono, ci sono dei bei libri che non piacciono, ci sono brutti libri che piacciono, ci sono brutti libri che non piacciono. Il bello e il brutto in milanese si dice che non si mangian mai, però brutto e bello sono categorie appartenenti alla soggettività per cui a volte c’è un po’ di supponenza nei confronti della proposta libraria.
Ecco, la sinergia tra bibliotecari ed editori potrebbe essere utile per raggiungere un obiettivo che è quello di aumentare, o comunque di valorizzare e qualificare, pur nel rispetto del bello e del brutto personale, il gusto della lettura. I bibliotecari sono molto disponibili; sono anche molto grati all’editore Feltrinelli che ha riconosciuto in questo gruppo un interlocutore speriamo valido; siamo disponibili come gruppo, sempre all’interno di un’istituzione pubblica che è la provincia di Milano, perché questo non bisogna dimenticarlo; e contemporaneamente tutto questo nostro lavoro di lettura, di analisi, lo dobbiamo anche alla Libreria dei Ragazzi che ci ha permesso finora - unica libreria di Milano - di andare a prendere i libri, di guardarli, di valutarli, di riportarli, con molta libertà. È un altro fatto importante che non mi risulta si verifichi nel resto dell’Italia e un’altra possibilità che forse bisognerebbe attuare (è vero che ci sono vincoli amministrativi e gestionali, ma se ci si crede, se si vuole tutto è possibile).
A questo punto, come gruppo, cosa possiamo dire, cosa possiamo chiedere; dichiariamo la nostra disponibilità a questa collaborazione ponendoci un po’ come osservatorio, come già sottolineava Antonella Agnoli, di una situazione milanese, che non può essere esemplare perché i libri e i lettori, pur avendo delle caratteristiche generali subiscono molto una influenza di tipo locale (la scuola in un certo modo, la biblioteca collocata in un altro modo e ora molto drammaticamente le disponibilità finanziarie). Non sappiamo se i fascicoli della Provincia di Milano potranno continuare, lavoriamo ancora senza un bilancio per cui non sappiamo se ci saranno i soldi per pubblicare il prossimo fascicolo, al quale tra le altre cose stiamo lavorando. Ecco, questo è lo scenario; se possiamo diventare o se già siamo ritenuti collaboratori qualificati anche dal punto di vista della realizzazione di opere vendibili, per aumentare il mercato, sarebbe possibile e auspicabile che anche sul piano economico la biblioteca faccia vendere molto, non a caso nei nostri fascicoli c’è la frase: “I bibliotecari interagiscono con le librerie perché sia possibile anche l’acquisto individuale”. Un’indagine su quanto le biblioteche fanno vendere forse non c’è mai stata, o forse c’è stata, anche se gli editori non lo vogliono ancora dichiarare, non so per quale motivo.
Noi siamo disponibili come gruppo della provincia di Milano a collaborare secondo il nostro ruolo, secondo le nostre finalità, e soprattutto secondo gli obiettivi che noi ci poniamo nei confronti dei ragazzi. Non sempre i libri che scegliamo piacciono a tutti quanti, però poi la verifica del prestito ci consente di valutare (sappiamo benissimo che alcune pubblicazioni saranno molto utilizzate, altre molto meno, ma questo fa parte del nostro gioco).
Un altro aspetto che vorrei sottolineare è il rapporto tra la saggistica o comunque la divulgazione, e la fiction: nei nostri percorsi volutamente cerchiamo di far vedere come libri di fiction e di divulgazione possano stare insieme, possano essere uno complementare dell’altro. Quindi cerchiamo di superare questa dicotomia prettamente culturale che la scuola ci impone, per cui il libro di narrativa è il libro che dà piacere, che dà emozione, il libro di divulgazione no. Questo dai prestiti e dalle valutazioni bibliotecarie viene ampiamente superato; l’importante è che il libro sia fatto bene, sia gradito, sia accattivante nei confronti del pubblico complessivo.
copertina

Una storia del mondo
Scarica la versione gratuita del Player Real, necessaria per ascoltare e vedere i file audio/video.
  La scheda autore di Manfred Mai
  Un solo mondo? Come parlare oggi di storia ai ragazzi

  Elenco completo
 Vuoi ricevere aggior- namenti sull'autore?