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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
5 dicembre 2021
In Universale Economica
Erri De Luca: “Dio parla agli umili e recita loro poesie”.
di Alessandro Bottelli, tratta da “L’Eco di Bergamo”, 14 novembre 2004
Scrutare il silenzio. Farsi avvolgere dal lenzuolo di una notte stellata. La vita del pastore è anche questo visitare l'infinito, farlo proprio non con la brama del possesso ma con l'umiltà del viaggiatore incantato. Anima in movimento, anima ardente, con il sapore del canto inciso sulle labbra. Un canto itinerante che sa di mille solitudini e che si affaccia tutt'intorno come un alito potente imbevuto nello stupore. Così si annuncia Mestieri all'aria aperta, documentata meditazione sui lavori più frequentati e amati dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Un testo d'ambito biblico, che stavolta Erri De Luca ha scritto in condivisione con don Gennaro Matino, parroco a Napoli e professore di teologia pastorale.
"La Bibbia - spiega De Luca - parla di mestieri umili e di gente salariata che si guadagna la giornata volta a volta, dall'alba al tramonto".

Perché proprio un libro sui pastori e i pescatori?
Sono i mestieri di riferimento delle due parti della scrittura sacra. Il pastore è il primo depositario della rivelazione. Pastore è il povero Abele, il primo ucciso. Ma pastore è Abramo, l'eletto che viene spostato da casa sua con il moto imperioso della chiamata e che va a "infettare" del monoteismo le terre che attraverserà. Pastore è Mosè; pastore è Davide. Insomma, il pastore è la figura dell'Antico Testamento, colui che è chiamato a rispondere e ad ascoltare le parole della rivelazione. Il Nuovo Testamento invece non ha più bisogno di pastori: improvvisamente si occupa di pescatori. Anche perchè l'intento del cristianesimo è quello di poter realizzare una grande retata di anime.

A differenza di altri suoi scritti di carattere biblico, questa non è una traduzione. Ha più l'aspetto del saggio che si muove quasi a passo di danza, con poesia. Nella Bibbia che posto occupa la pura espressione poetica?
I salmi sono poesie esplicite. Inoltre, si possono rintracciare dei passi profetici che hanno l’andatura della poesia. Dentro la scrittura sacra si è diffusa, attraverso l'ebraico antico, una bellezza di fondo, di sostanza, di consistenza, che è quella che regge il racconto da migliaia di anni. A sostenerlo è la sua bellezza, la sua forza di commozione e di trascinamento.

Nella vita dei pastori c'è qualcosa che la attrae?
Il loro è un magnifico mestiere. Un mestiere duro, difficile. Un mestiere di solitudini. Il pastore è solo nelle sue scorribande, in mezzo alle praterie. Sta senza riparo, sotto il cielo. La parola sacra viene rivolta da Dio a questa specie di vagabondi. Loro sono i migliori ascoltatori e i migliori trasmettitori. E poi del pastore mi attira il fatto che non conosce i confini, come gli uccelli del cielo. Le mandrie, gli animali non conoscono i limiti, i bordi, le separazioni inventate dagli uomini. Il pastore le scavalca.

Però è anche guida...
Si, ma è uno che sa che la terra non è sua. Che sa che la terra, la mandria, tutto, gli è stato affidato. Lui non ne è proprietario. Anzi, ne deve rispondere persino con la vita. Il pastore è tenuto a battersi contro il leone se viene a rubare, ad aggredire il gregge per farne preda. È una bella persona, intimamente priva di possesso.
A volte sembra quasi che certe scene della Bibbia su cui nel testo si sofferma, lei le abbia conosciute, provate, assaggiate; che, seguendo altre strade e altre vie, le abbia già "vissute"...
Io parlo, scrivo e racconto volentieri di cose di cui ho esperienza diretta. Diciamo pure cose che non devo inventare o immaginare troppo. Della scrittura sacra mi piace la sua concretezza. Il Dio dell'Antico Testamento è un Dio che parla di muratura con competenza e che insegna a Noè a fare l'arca. Sa come è fatta la materia del mondo. È un gran capomastro.

“Erano così un tempo le orecchie, prensili di parole, avide di ascolto” - scrive. “A quei tempi le orecchie erano l'organo di più alta fedeltà”. In un'epoca terribile per inquinamenti acustici d'ogni tipo come quella attuale, che capacità rimane alle nostre orecchie di far germogliare all'interno il suono delle parole?
Per potersi predisporre all'ascolto ci vuole un piccolo isolamento, perché la comunicazione non è immediata, non avviene al primo silenzio. L’orecchio è l'organo più leso dei nostri sensi. Abbiamo inventato rumori che non esistevano prima. Rumori giganteschi. E oggi le persone che non riescono ad avere del frastuono intorno si sentono smarrite. Hanno bisogno di procurarselo, in qualunque modo. Addirittura c'è gente che si addormenta soltanto con la televisione accesa. L’orecchio, l'organo privilegiato della trasmissione tra il Dio dell'Antico Testamento e le sue creature, oggi si è intasato, otturato.

Questo impedisce anche alla Parola con la "p" maiuscola di entrare in noi?
Le parole sono tutte minuscole, e hanno bisogno solamente di precisione nella comunicazione e di ascolto. La parola maiuscola io non la so. La scrittura ebraica non prevede maiuscole e minuscole. Non le ha. Il nome di Dio, del tetragramma che lo definisce, è scritto con gli stessi caratteri e le stesse lettere del nome “uomo”.

Lei si sente più pastore o pescatore?
Da napoletano, e quindi da ragazzo di isole, ho imparato la pesca. Ma pescatore non lo sono per niente. Del pastore invece so quello che fanno questi che stanno nei campi intorno a me. Io sono stato semplicemente un muratore, uno che tirava su o buttava giù dei muri.

Scrive ancora: “Ho conosciuto anch'io giorni in cui forzare la voce a un canto per potere ascoltare una parola”. La solitudine l'ha arricchita?
Non lo so. Però mi ha tenuto compagnia. La mia solitudine era comunque molto affollata di pensieri, di letture, di scritture. E di canti, perche quando proprio non senti uscire per niente la tua voce, poi alla fine ti metti a cantare e la ritrovi.

Un'attenzione particolare, nel libro, è riservata a Davide. È un personaggio verso il quale prova simpatia?
Tutti i grandi personaggi dell'Antico Testamento mi sono simpatici. E principalmente perché nessuno di loro è un santo, un perfetto. Nemmeno Davide, che è stato unto di olio santo. Anche lui è pieno di errori, di pecche, di guai, di guasti e ne combina di tutte le specie. Però ha questa virtù, appresa nelle notti di pastore, del coraggio e del sapersi tenere compagnia nel deserto, all'aperto. Si tiene compagnia con la musica, migliorando la sua precisione nel suonare uno strumento a corda, oltre a imparare, grazie all'accompagnamento musicale, a scrivere versi per i salmi. Addirittura ne inventa, perché sa che Dio gli chiede "un canto nuovo". Di Davide, poi, è celebre la proverbiale precisione della mira.

Il suo modo di rileggere la Bibbia risponde anche à esigenze di attualizzazione?
No. Non tiro mai la Bibbia per la giacchetta con l'intento di farmi raccontare .qualcosa di adesso. La scrittura sacra comporta che noi ci si sposti dalle sue parti, e non che sia lei a dover dirimere le nostre questioni.

“Non vengono su con mani lisce i vagabondi della scrittura sacra. (...) le mani crocefisse erano incallite”. Ritiene che il lavoro manuale abbia una dignità che supera, in certi casi, ogni più alta edificazione intellettuale?
Il lavoro manuale ha dignità soltanto se viene pagato e debitamente onorato. Molti lavori manuali, che magari vengono fatti a basso costo sfruttando le persone in maniera schiacciante, non costituiscono dignità. Semmai la tolgono. Il lavoro manuale è il modo con cui, di generazione in generazione, la gran parte dell’umanità si è sostenuta. Ma, di per sé, non ha dignità se non corrisponde a un salario, a un trattamento umano, a una possibilità di far vivere una persona e la sua famiglia.

Come lei ci fa notare, "Pastore è Abele/Havèl: di pastore è il primo sangue versato in terra dalla violenza di suo fratello Caino, a spiegazione che ogni assassino è comunque e sempre un fratricida. La fratellanza è dunque qualcosa di talmente difficile che la Bibbia sin dall'inizio non ha timore a ricordarcelo?
La Bibbia si misura con tutta la nostra miseria. Non l'aggira e non la evita, non la censura. Siamo fatti di tutto il male possibile e abbiamo dentro di noi ogni possibilità di bene. L’Antico Testamento si sporca le mani con la materia prima di cui è fatta la vita umana, cioè con il fango dell'Adàm.

“Perché pastore è il mestiere di contatto tra creatore e creatura nella scrittura sacra". Personalmente ha mai sentito il bisogno di approfondire questo contatto?
No, io sono e resto un lettore di scrittura sacra, nient'altro. Non so perchè Dio abbia preferito i pastori. Provo a spiegarmelo e a raccontare che comunque gli incontri avvengono dentro solitudini, nei deserti, separati dal resto della comunità. Uomini di solitudine i pastori lo erano certamente.

Il suo scritto si conclude con una vera e propria bizzarria, Un guizzo inaspettato e fuori dai canoni. Ma cosa c'entra Gene Kelly con la Bibbia?
Beh, Gene Kelly fa quella strepitosa danza di allegria sotto la pioggia che abbiamo visto al cinema in Singing in the rain e a cui musica abbiamo imparato. Il pastore quando piove si ripara, ma è felice. È felice perché la pioggia è una benedizione che fa rifiorire i campi, l'erba, e permette al bestiame di essere di nuovo florido e grasso. Perciò il pastore, molto più del contadino, è colui che gioisce e danza sotto la pioggia. Proprio come Jene Kelly in quella sfrenata musica d'acquazzone.
copertina

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