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15 gennaio 2021
In Universale Economica
“Solo la religione può salvarci dalle cadute della modernità”. Intervista a Jürgen Habermas:
di Vanna Vannuccini, tratta da “la Repubblica”, 15 gennaio 2005
Solo la religione può "civilizzare la modernità" e dunque l´Europa secolarizzata ha bisogno della religione, hanno detto i sostenitori del riferimento alle radici cristiane nella costituzione. Perfino Jürgen Habermas, "il più puro dei laici", si è detto, è stato folgorato sulla via di Damasco nel suo colloquio con il cardinale Ratzinger, nel quale in pratica distingueva tra una laicità buona e una cattiva.

Che cosa intendeva dire?
Il succo è questo. Se dalla globalizzazione economica, che è irreversibile, l´Europa trae l´assurda conseguenza di subordinare passivamente tutti i campi della vita unicamente al calcolo di costi e di ricavi, si prosciugheranno le nostre risorse culturali e morali, cioè quello che sta alla base della convivenza e della solidarietà civili. Per contrastare questo sviluppo deviante della modernizzazione, gli Stati liberali hanno interesse a salvaguardare queste risorse, delle quali anche la religione fa parte. Senza dimenticare che la religione può però degenerare nel fondamentalismo. Per il lettore italiano devo aggiungere che queste scarse riserve di solidarietà civile dalle quali dipende il funzionamento di ogni democrazia si sperperano anche in altri modi, tra i quali includo il comportamento disinvolto del premier Berlusconi con la giustizia.

In che modo la religione può dare un contributo?
Ha come ho detto un posto legittimo nell´universo politico a più voci degli Stati liberali. Ma i contributi della religione devono essere tradotti in linguaggio laico per poter agire sulle decisioni giuridicamente vincolanti per i cittadini. Voglio dire che è essenziale cioè che siano tradotti in un linguaggio accettabile per tutti i cittadini allo stesso modo. Per esempio nella formulazione attuale della costituzione europea la religione cristiana viene richiamata come una delle radici spirituali. Una comunità pluralistica non tollera una dichiarazione diversa perché fra di noi vivono ormai molti cittadini di fede musulmana o di altre fedi.

Lei parla della rappresentazione simbolica delle istituzioni, l´Europa non ne ha nessuna salvo l´euro, che nemmeno è condiviso da tutti i paesi membri. A suo avviso la Costituzione europea potrà assolvere a questa funzione?
Mi sarei augurato una Costituzione che desse più forza all´Europa e minore presenza dei governi. Tuttavia considero il testo accettabile, anche se dubito che verrà ratificato da tutti. Ciò che mi sembra grave è che nemmeno con questa Costituzione l´Europa dei 25 diventerà un soggetto capace di agire in politica estera. E finché non sarà visibile come attore sulla scena mondiale, i suoi cittadini non potranno sentirsi e riconoscersi come cittadini europei. Nemmeno in paesi che sono europeisti come la Francia, il Belgio, la Germania, la Spagna e come lo è anche l´Italia, nonostante le prese di posizione di molti membri del governo Berlusconi. Se si fosse deciso di fare un referendum sull´adozione della Costituzione, questo avrebbe provocato una discussione che poteva favorire una identità europea. Ma gli Stati non hanno voluto farlo.

L´Europa ha bisogno di un´opinione pubblica, lei insiste. Ma come si può crearla?
Non si deve pensare a un´opinione pubblica europea sovrapposta a quelle nazionali come la glassa sulla torta. Sono le opinioni pubbliche nazionali che devono compenetrarsi. Solo con la collaborazione dei media questo scambio orizzontale può funzionare. L´anno scorso insieme a Eco e Vattimo, Derrida, Savater, Rorty e Muschg abbiamo dato avvio a un dibattito che fu pubblicato da molti giornali, tra i quali Repubblica. Iniziative di questo genere dovrebbero diventare un´abitudine.

C´è chi ritiene che una costituzione liberale e un "patriottismo costituzionale" possano nascere solo da una comune esperienza storica, da una memoria condivisa. Senza di che, avremmo una Carta ma non lo "spirito delle leggi", come insegna Montesquieu. Questo per esempio è un argomento di fondo di chi si oppone all´ingresso della Turchia . Lei che dice?
La Turchia guarda a Occidente dai tempi di Ataturk. E rappresenta un collegamento con il Medio Oriente. Non si può all´improvviso rovesciare un processo di avvicinamento che abbiamo incoraggiato per anni. Però il problema della Turchia non è quello principale per l´Europa. L´Europa dei 25 o presto dei 28 è già diventata così complessa che solo una differenziazione interna potrà renderla capace di agire. Gira e rigira, si torna sempre alla questione di un "nucleo centrale", che secondo me si renderà indispensabile.

Nel suo Tempo di passaggi c´è un capitolo dedicato alla "memoria pubblica", con riferimento al monumento per l´Olocausto eretto a Berlino. In Italia e altrove si tende a credere che in Germania non esista una memoria pubblica condivisa sul nazismo. Non crede che invece in Germania questa memoria pubblica sia più consensuale che in altri paesi europei dove i conti col fascismo o col collaborazionismo hanno stentato a decollare?
L´elaborazione del passato cominciò seriamente in Germania solo negli anni Sessanta. Da allora la "politica della memoria" ha avuto continui alti e bassi. Negli ultimi tempi si parla molto delle vittime tedesche: le vittime dei bombardamenti nelle città, le vittime dell´espulsione dai territori dell´est. Questo lutto che si manifesta solo ora è più che comprensibile. Ci sono però allo stesso tempo manifestazioni di un narcisismo collettivo che serve alla nuova destra. Mi riferisco alla strumentalizzazione dei tagli allo Stato sociale, per esempio, o di quelle reazioni emotive al multiculturalismo, in verità un po´ artificiose. Però sono d´accordo: il nazismo in Germania viene oggi condannato senza appello dalla grandissima maggioranza della popolazione. E nessuno nega più che Hitler sia stato sostenuto e acclamato dalle masse quasi fino all´ultimo, anche se al potere non era arrivato con la maggioranza dei voti. Sugli altri paesi non voglio dare giudizi di carattere generale perché l´elaborazione del passato è avvenuta in contesti diversi.
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Tempo di passaggi
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  La scheda autore di Jurgen Habermas
  "Solo la religione può salvarci dalle cadute della modernità". Intervista a Jürgen Habermas
  Jürgen Habermas: intervista sull’antisemitismo

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