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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
5 dicembre 2021
In Universale Economica
Mike Davis: Il flaneur delle biblioteche
Intervista di Brant Bingamon, tratta da "Texas Observer", 23 novembre 2001

Quanto tempo hai lavorato su Olocausti vittoriani?
Ci ho lavorato due anni, per un totale di migliaia di ore. E come la maggior parte dei malati di penna, dopo la mezz’età, ho scritto soprattutto la mattina. Insegnando e pubblicando, lavoro come editor alla Verso Books, rientro nella media lavorativa americana di 45 ore settimanali.

Vivi ancora alle Hawaii? Non ti manca la California?
Mi sono sposato con un’artista messicana, Alessandra Moctezuma. Viviamo stabilmente a Papaaloa, 25 miglia a nord di Hilo e 3000 miglia a ovest di Los Angeles, sulla Grande Isola. Abbiamo una veranda utopica e dei magnifici vicini di casa. Della California meridionale sento la mancanza solo per le manifestazioni sindacali, gli hamburger di Tommy e l’odore del chaparral dopo un acquazzone.

Come hai cominciato a interessarti di storia indiana?
Il mio miglior amico, Mike Sprinker, morto dieci anni fa, ha decolonizzato la mia comprensione della storia mondiale, introducendomi allo spettacolare lavoro dei marxisti del sud asiatico.

In che modo il marxismo si differenzia dal pensiero utopico?
Il pensiero utopico è essenziale per l’intera resistenza umanista contro la carneficina della storia. Il amrxismo riguarda le utopie necessarie.

Ti diverte l’idea che ti chiamino "profeta di sventura"?
"Profeta di sventura"? Che stupidata!

Quali sono i tuoi autori preferiti e quali i tuoi libri?
I miei libri su Los Angeles traggono ispirazione da Emile Zola, Carey McWilliams, Raymond Chandler, Walter Benjamin, Carlos Monsivais e da un incredibile storico gallese, Gwyn Williams. Quanto ai libri, se ce n’è uno che è stato la mia vera bussola questo è stato Memorie di un rivoluzionario di Victor Serge e come secondo Bound for Glory di Woody Guthrie.

Ti interessa la storia messicana?
La storia messicana esercita su di me un fascino maggiore di quella americana. Recentemente ho apprezzato l’ultimo lavoro di Fredrich Katz, una stupenda biografia di Villa.

Il fatto di aver lavorato come macellaio ti secca?
E perché? A differenza di molte occupazioni accademiche, è un lavoro socialmente utile e richiede un notevole "skill".

Hai degli obiettivi a lunga scadenza?
Il mio obiettivo a lunga scadenza è di essere fedele al desiderio di Joe Hill: "Non lamentarti. Organizzati!".

Qual è la tua biblioteca preferita?
Il tempio del libro che preferisco è la Southern California Library for Social Research a South Central, Los Angeles, anche se non mi trovo d’accordo con la rimozione della grande statua del nudo di Karl Marx che dava il benvenuto, stupendoli, ai visitatori.

Raccogli informazioni da Internet?
Nemmeno per sogno. Odio la rete quanto il telefono. Sono un flaneur delle biblioteche. Il che equivale a dire: per me non c’è niente di meglio che vagabondare a caso e lussuriosamente tra gli scaffali. Che tesori che ho trovato!

copertina

Olocausti tardovittoriani
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