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5 dicembre 2021
In Universale Economica
“Pochi dollari per cominciare”. Intervista a Muhammad Yunus
Era il 1974 e vagabondando per i villaggi nei dintorni di Chittagong, nel neonato Bangladesh indipendente funestato dalla carestia, il giovane economista Muhammad Yunus maturava un'intuizione che si sarebbe rivelata presto vincente: dare ai poveri la possibilità di un futuro dignitoso attraverso minuscoli crediti, garantiti solo dalla dignità e dalla forza di volontà dei contadini bengalesi collaudate in secoli di dura lotta per la sopravvivenza. Oggi il professor Yunus, 54 anni, è a capo di un “impero” di credito alternativo basato sulla Grameen Bank (la “Banca dei contadini”, appunto) e le iniziative ad essa collegate, che serve quasi due milioni e mezzo di suoi connazionali edè presente in ben 56 Paesi, in ogni continente e situazione socio-economica. A riprova che ogni realtà, per quanto ricca, ha i suoi poveri e che solo il difficile accesso al credito tradizionale costringe ben un miliardo e mezzo di persone a vivere in condizioni di pura sopravvivenza. Abbiamo intervistato Muhammad Yunus a pochi giorni dal suo arrivo in Italia, dove resterà dal 6 al 10 settembre su invito dell'editore Feltrinelli che ha pubblicato la traduzione della sua autobiografia dal titolo Il banchiere dei poveri.

Professor Yunus, può raccontarci com'è iniziata l'avventura della Grameen Bank?
Nel 1971, all'inizio della guerra che portò all'indipendenza del Bangladesh dal Pakinstan, io mi trovavo negli Stati Uniti, dove mi ero laureato in economia. A quei tempi partecipavo al movimento indipendentista e fui perciò molto dispiaciuto di non poter essere nel mio Paese in quell'occasione. Tuttavia, riuscii a tornare l'anno seguente e poco dopo iniziai l'attività di insegnante all'università di Chittagong, nell'est del Paese. Qui venni presto in contatto con i contadini dei villaggi vicini, gente che quotidianamente lottava per la sopravvivenza. Fu così che un giorno misi mano al portafogli e prestai l'equivalente di poche decine di dollari a 42 contadini che conoscevo. La somma mi venne restituita puntualmente. Stimolato da questa esperienza, mirecai alla banca vicino all'Università per chiedere altro denaro per i poveri del villaggio. Riuscii ad ottenere trecento dollari solo offrendomi come garante. Insieme al denaro, ricevetti anche un avvertimento: “Non rivedrà più i suoi soldi”. Non fu cosi, fortunatamente, e negli anni seguenti continuai in questo esperimento dai frutti insperati: i villaggi da me aiutati da uno diventarono due, cinque, dieci... Non potevo più farcela da solo e cosimi venne l'idea di aprire una banca per i poveri. Servivano capitali, che le banche non avrebbero mai concesso direttamente. Quindi parte dei finanziamenti arrivarono da miei conoscenti benestanti, cui nessuno negò il credito, e parte dal governo. Oggi l'88% della Grameen Bank, nata nel 1988, è nelle mani dei poveri stessi, che ne detengono minuscole quote.

Come agisce la Grameen Bank?
L'organizzazione è assai semplice. Coloro che desiderano accedere al credito sono riuniti in gruppi di cinque, che seguono un breve corso di istruzione. Ad essi che risponderanno solidarmente per i prestiti concessi - viene chiesto di seguire i principii fondamentali della banca: disciplina, unità, iniziatlva e lavoro. Inoltre, si impegnano a mantenere il numero dei fIgli entro limiti sostenibili, a evitare il ma.trimonio infantile e l'onerosa tradizione della dote, a costruire ed utilizzare servizi igienici, a sfruttare al meglio la stagione della semina. Anche i termini di restituzione del debito sono precisi e, una volta accettati, rigidi. Regole chiare ma semplici per i poveri che sono allo stesso tempo beneficiari, finanziatori e promotori della banca nei villaggi. Mi piace pensare che la nostra non è una banca “per i poveri”, ma una banca “dei poverl”. Dall'inizio lo sforzo maggiore è stato indirizzato verso le donne. Non è stato facile, ma ora possiamo dire con orgoglio che il 90% dei nostri clienti sono donne. È stata una scelta strategica. Infatti, il denaro prestato a una donna porta benefici assai maggiori. Troppo spesso in Bangladesh gli uomini pensano a soddisfare le necessità immediate, sono meno concreti e meno lungimiranti. Per una donna la famiglia, i figli sono una priorità. E i figli rappresentano il futuro del villaggio, della società e del Paese. I risultati si vedono. Basta andare in uno dei 39mila villaggi dove siamo presenti per vedere la differenza. Le case sono più solide, pulite e ordinate. La gente è più ottimista, le attività artigianali sono fiorenti e per molti la povertà è solo un ricordo.

La Grameen Bank si è rivelata un successo, che fatica a stare al passo con le richieste e che sovente si deve confrontare con i problemi posti dai tifoni e dalle inondazioni che colpiscono il Bangladesh e la sua già debole economia. Tuttavia, solo il 2% dei debitori della Grameen Bank risultano inadempienti, contro il 70% delle banche commerciali. È vero, si tratta di microcrediti che raramente superano i 100 dollari di valore, sufficienti tuttavia ad innescare -se ben gestiti - una catena di iniziative e di sviluppo. Dati questi presupposti si può parlare di un sistema “complementare” o “alternativo” al sistema bancario tradizionale?
È complementare nel senso che interviene nelle situazioni in cui il credito è abitualmente negato a chi ne ha bisogno; è alternativo nel promuovere l'idea che spesso basterebbe veramente poco, in termini finanziari, per migliorare la vita di intere famiglie, di interi Paesi. Nei fatti bisogna superare la vecchia mentalità: da un lato si deve investire sulle persone, avere fiducia nella loro onestà e capacità, dall'altro si deve uscire dal giro perverso di un sistema creditizlo che dà soltanto a chi ha già. Si fa un gran parlare della “globalizzazione”. Uno dei suoi risultati a livello mondiale è un sistema bancario che richiede un'enorme massa di denaro e risorse sempre maggiori. Un altro aspetto è la concentrazione della ricchezza. Pensiamo al fatto che molti miliardari hanno fortune personali superiori a quelle di interi Paesi come il Bangladesh. Se non ci saranno cambiamenti, sotto questi aspetti la globalizzazione porterà enormi problemi. Le banche devono essere per tutti, non per pochi. Esse non devono essere con. centrazioni di potere, e ma. gari a sostegno di altri poteri, ma essere al servizio della gente e dello sviluppo.

Dopo tanti anni di attività coronate da successo, nell'approssimarsi dell'anno 2000 ha nuovi progetti, o sogni?
Rispetto al Bangladesh, il mio sogno è che gli oltre due milioni di persone da noi aiutate possano superare il livello di povertà ed essere finalmente persone libere, in grado di guardare con fiducia all'avvenire. Per quanto riguarda la situazione internazionale, mi piace pensare a un mondo libero dalla povertà. La gente ha la possibilità di cambiare la propria situazione e le istituzioni possono sostenere questo sforzo. È un dovere morale, ma anche un investimento sul futuro dell'umanità.
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Il banchiere dei poveri
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