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5 dicembre 2021
In Universale Economica
Una madre con la M maiuscola. Intervista a Erri De Luca
di Stella Cervasio, tratta da “la Repubblica”, 17 ottobre 2006
Una madre con la M maiuscola?
Con puntiglio sostengo che il 24 dicembre è la festa non del bambino, ma della madre. E lo faccio ogni volta che i giornali mi chiedono, come fanno con chi si è occupato della Bibbia, un commento sul Natale. Mi interessa il momento in cui quella ragazza madre porta a compimento la missione che le è stata affidata, da sola e senza aiuto. Una voce narrante racconta i suoi nove mesi un po’ speciali, in una Israele occupata dall’esercito romano, tra prepotenze, tassazioni. Anche quel censimento che sposta le famiglie verso i luoghi d’origine serve a spremere meglio la popolazione assoggettata. Insomma, sono tempi scombinati e c’è una gravidanza fuori delle regole, che comporta per la legge di quel tempo il reato di adulterio: Miriàm era incinta di altri.

Però all’epoca non c’era la prova del Dna.
Nessuna prova, tranne la fiducia e l’amore per Giuseppe, lo sposo. Io lo vedo giovane e bello. Non è detto da nessuna parte nei due vangeli che è vecchio, lo posso immaginare profondamente innamorato di questa ragazza. Si tratta quindi della storia di una gravidanza ma anche d’amore, castissimo perché lui non la tocca.

Il libro è una rilettura del vangelo con occhi di oggi?
Pochi passi del vangelo li ho messi come base. Per esempio non si parla della presenza di levatrici nella stalla. La ragazza ha tagliato da sola il cordone ombelicale, si è calata il bambino e si è ripulita. Tutto senza aiuto: al parto era interdetta la presenza maschile. E questa sua grandezza mi ha dato la spinta a raccontarla.

Oggi la nascita di un bambino in solitudine è per vergogna, spesso prelude a un fatto di cronaca nera.
Non so giudicare se siano mamme cattive, quelle che non hanno accettato la gravidanza. Non sono donna e non sono rimasto incinto per caso, sotto uno stupro o un’altra circostanza non prevista.

Appunto, un libro sulla nascita non scritto da una donna. Ci saranno obiezioni, l’ha messo in conto?
Sì, e mi sono preparato. L’unica mia competenza è essere stato in corpo di una madre per nove mesi.

Ma così il punto di vista è ancora quello del bambino?
Mi riferisco a quando si è ancora tutt’uno con la madre: l’unità si spezza con il momento della nascita. Mi attengo ai nove mesi in cui posso dichiarare di essere stato un passeggero a bordo.

Con quali memorie?
Le parole aiutano. Si dice che non si ha memoria in quei momenti, ma non sappiamo che cosa scoprirà poi la scienza.

Famiglia Cristiana scrive che come lei altri hanno affrontato il tema mariano: Rebora, Luzi, Pasolini, Montale. Differenze e consonanze?
Non ci ho pensato e non mi sono documentato, riguarda la mia intimità con la scrittura sacra e basta.

Equivale a svelare un Erri De Luca cattolico?
Ma no, resto non credente. Penso che quel sacro è lì, io non lo cancello, lo tengo presente, ci faccio la mia postilla da non credente, racconto poi qualcosa che non c’è e cioè una versione di Miriàm.

Nel ‘78 Barbara Alberti scrisse Il Vangelo secondo Maria, un diario in cui la Madonna per recuperare il libero arbitrio interrompe la gravidanza. Lei come la vede?
Non vedo in una gravidanza accolta, accettata, nessuna subordinazione o diminuzione della dignità, perciò non capisco.

Una domanda sulla fecondazione assistita è d’obbligo...
Un affare che riguarda le donne, vorrei che i maschi stessero zitti.
copertina

In nome della madre
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  La scheda autore di Erri De Luca
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