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5 dicembre 2021
In Universale Economica
Manson & Jodorowsky. Un colloquio
di Alejandro Jodorowsky, tratto da “XL”, giugno 2007
Alejandro Jodorowsky e Marilyn Manson hanno qualcosa in comune: entrambi, questo mese, sono intenti a promuovere il loro lavoro. Per il regista, si tratta della riedizione di due suoi mitici film, El Topo e La montagna sacra, mentre Manson, divorziato da poco, ci assesta un nuovo album intitolato Eat Me, Drink Me. I due si conoscono e si stimano. Ecco perché “XL” ha chiesto loro di dialogare a ruota libera...

L’incontro ha luogo a Parigi, in un palazzo del diciottesimo arrondissement a un colpo di schioppo dagli Champs Élysées. Manson ci aspetta all’ombra glaciale di una suite climatizzata dove tiene tutti i suoi colloqui. Si inumidisce le labbra con del tè ghiacciato.

Jodorowsky: Il titolo del disco è Eat Me, Drink Me. Mi fa immediatamente pensare alla simbologia del Cristo. Cos’è che si fa in chiesa ogni giorno? In fondo è come se i cattolici mangiassero e bevessero il loro Dio.

Manson: Sapevo che ti sarebbe piaciuto.

Jodo: Tu, Manson, sei un simbolo. Porti sempre il trucco e nessuno sa chi sei... Il Cristo è un uomo che diventa simbolo, e tu sei l’opposto: sei un simbolo che sta per diventare umano. Sei una mitologia al contrario. Ogni epoca ha bisogno di nuove mitologie. Quando dici Eat Me, Drink Me, dai una prova dell’amore per il mondo. Ti offri… sei cibo per vampiri cannibali...

Manson: Sono assolutamente d’accordo. Hai colto tutto meglio di chiunque altro…

Jodo: In quanto artisti, oggi noi, per esprimerci nel mondo, non possiamo più distruggerlo. Quelli che dobbiamo distruggere siamo noi stessi.

Manson: Perché dici questo?

Jodo: I geni di ogni epoca – penso a persone come Artaud, Van Gogh, Nietzsche – si sono dati, offerti, autodistrutti. Anche tu offri la tua carne e la tua anima. Soffri?

Manson: Non in questo momento, no.

Jodo: Eppure il tuo disco esprime sofferenza…

Manson: Esatto. Stavo perdendo un amore, quello del mio matrimonio, ma stavo anche ritrovando l’amore con un’altra ragazza...

Jodo: Sono stato io a sposarvi, ricordi? In nome dei quattro elementi: vento, acqua, fuoco e terra. L’intelletto, l’emozione, il sesso e la vita materiale. Capisco che tua moglie (la diva del burlesque Dita Von Teese, ndr) non fosse innamorata di chi sei veramente, ma del simbolo Manson...

Manson: È proprio ciò che mi ha detto mio padre: era innamorata di un’idea di me, non di me. Per un anno, non ho saputo chi ero. Non riuscivo a creare, a scrivere, niente, il vuoto. Ero solo. Lei non c’era. Lavorava, faceva carriera. Ho dovuto cercarmi veramente, e all’inizio non è stato facile, non sapevo assolutamente chi fossi.

Jodo: Nel nostro inconscio passiamo dal vuoto alla forma. Grazie a te questa donna ha preso forma, mentre tu partivi verso il vuoto. Manson: Esatto, è andata proprio così.

XL: Qualche anno, fa ogni volta che negli Stati Uniti un tipo combinava qualcosa di riprovevole, la colpa era di Marilyn Manson. Oggi le cose sono cambiate?

Manson: Adesso è così nella mia vita privata. Come essere umano mi è stato rimproverato di tutto. Tutto era colpa mia. Anche nella vita sono diventato un focalizzatore di cose negative. Ho vissuto una pura serie di catastrofi. Certo, in quel periodo l’America mi avrà un po’ dimenticato, ma sento che con questo disco torneranno a occuparsi del mio caso. Il nuovo progetto è totalmente umano, la gente sarà obbligata a prenderlo sul serio. E stavolta è ancora più tetro.

Jodo: C’è una frase nella Kabala che dice: “Fai della tua caduta un’ascensione”. Ho ascoltato il tuo disco. Tu prendi una situazione drammatica e ne fai un’alchimia. Registri un disco filosofale che darà di te, dietro alla distruzione di un’immagine, l’idea di una costruzione. D’altronde, in che stato si trova il mondo? È distrutto. No, gli artisti, non abbiamo più nulla da distruggere.

Manson: Sono totalmente d’accordo! Con questo disco ho voluto dire una cosa, e la dico a te: la luna sorge.

Jodo: È molto interessante che tu dica questo... In quanto sono migliaia di anni che ci dimentichiamo della Dea Madre. Non rispettiamo che i vecchi dèi maschi. Ciò che sta accadendo, questa catastrofe generalizzata, è il risultato finale della dominazione del Padre. Con questo disco ci parli di femminilità, della Grande Dea che è in te. Quando ti ho visto per la prima volta in televisione, ti ho guardato con passione. Mi sono detto «che magnifico mostro» (risate, ndr). Quando ti vedo davanti a me penso che sei il solo attore che come regista avrei voglia di dirigere.

Manson: Abbiamo in programma un film insieme: voglio farlo. Jodo: Abbiamo ancora del tempo...

XL: Negli anni 60, Jodorowsky e il gruppo Panique organizzavano degli eventi. Erano spettacoli scioccanti fatti di sangue, nudità e follia. Manson, i suoi spettacoli nascono dalla medesima volontà, no?

Manson: Assolutamente sì: è ciò che ho sempre desiderato. Oggi più che mai. Tutta l’industria dello spettacolo è tornata alla normalità, si è banalizzata. Io però ho la pretesa di fare in modo che non si sappia dove inizia lo spettacolo, e di non farlo mai finire. In questo modo fa più paura.

XL: Ok, giochiamo... Immaginiamo che voi possiate cambiare una cosa nel corpo umano. Cosa sarebbe?

Jodo: Cambierei il cervello. Oltre alle tre parti che già abbiamo – il lato freddo, da rettili; la materia bianca emotiva, e la corteccia intellettuale, creerei un quarto cervello fatto di pura energia telepatica.

Manson: Geniale! Io credo che sarebbe bello avere due bocche. Non ho il tempo per mangiare e parlare. Due bocche sarebbero utili.
Jodo: Fantastico! Andrebbe qui (tamburellando sulla nuca, ndr), no?

Manson: Assolutamente. C’è bisogno di più bocche per baciare meglio.

Jodo: Quando sei solo... come va? Perché tu sei due: c’è Manson il simbolo e anche l’essere umano. C’è un Manson famoso e un Manson anonimo. Come vive, il Manson anonimo?

Manson: Facendo questo disco ho capito molte cose. A parte una cerchia molto ristretta d’amici, poche persone conoscono effettivamente il mio vero io, e questo è normale dal momento che non lo avevo mai messo in musica... Questo disco sono io. Ho deciso che il Manson anonimo ne sarebbe stato il centro.

XL: Jodo, Manson, parlate tanto del Diavolo, ma l’avete già incontrato?

Manson: È in me, forse potrebbe essere il mio gemello. In ogni caso, è per questo che ho scritto You, Me And The Devil Makes 3. In questa canzone, sono davvero io che parlo a me stesso.

Jodo: Il Diavolo è l’ego. L’ego è una scatola che contiene il tuo essere essenziale, infinito ed eterno. Questa scatola può venire aperta - oppure no. Manson apre la scatola e autorizza il proprio essere essenziale a uscirne. Lo autorizza persino a prendere la… parola. Ecco perché in pubblico il mio amico Manson respinge i limiti mentali. Ma con questo disco, sono i limiti emozionali che spezza. Dico bene?

Manson: Hai ragione. Per il mio nuovo video ho richiesto un’ambientazione in cui mi trovo letteralmente dentro l’aorta e l’ho mischiata con Lolita e Bonnie & Clyde. Racconta di un nuovo amore con un una ragazza pericolosa, temeraria (interpretata dall’attuale fidanzata della rockstar, l’attrice Evan Rachel Wood, ndr). Lei mi tende un pugnale, mi propone di ucciderla, e io rifiuto. Questa situazione mi riporta alla vita. Alla fine, ce la filiamo su un bolide che scala una montagna di fuoco...

Jodo: Credo che si dovrebbe fare un video di Manson in cui dei ratti gli divorano i testicoli. Per me, il ratto è un animale-vampiro, più intelligente e più forte dell’uomo e una scena del genere avrebbe un valore simbolico molto forte.

Manson: Ah, no, grazie, nessun ratto mi divorerà i testicoli (risate, ndr)...

XL: Manson, qual è il film di Jodorowsky che preferisce?

Manson: La montagna sacra.

Jodo: Mi fa molto piacere sentirlo: per realizzare quel film ho talmente sofferto! Nessuno capiva nulla di quello che volevo fare. Per me è una grande gioia che alla fine esca di nuovo... Se questo succede, è anche grazie a te, Manson. Hai parlato di me sul tuo blog e da allora, ovunque vada nel mondo, per dare conferenze o presentare i miei film, c’è un gruppone di ragazzi gotici che vengono a vedermi...

Manson: Ed è normale. Sei veramente il solo a dirci queste cose incredibili.

Jodo: Be’... arrivederci. Andrò al tuo concerto. È una bella giornata: ho intervistato la mia prima rock star!

Manson: Grazie mille...

Poi, mentre lasciamo la stanza in silenzio, Alejandro Jodorowsky comincia a fare i tarocchi a Marilyn Manson.
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  Manson & Jodorowsky. Un colloquio
  Intervista ad Alejandro Jodorowsky su La danza della realtà

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