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29 novembre 2021
In Universale Economica
Isotta per due, sogno proibito. Intervista a Daniel Barenboim
di Carla Maria Casanova, tratta da “Il Giorno”, 6 dicembre 2007
Maestro scaligero. E’ la qualifica nuova coniata per Daniel Barenboim, direttore principale del Teatro alla Scala fino al 2013 (per cominciare). Lui, cordiale, disponibile, alla mano, se ne compiace. “Questo titolo, che hanno inventato apposta per me, vuol dire tutto e niente, ma mi piace moltissimo. E’ un segno di affetto per me molto più importante di una carica amministrativa. Anzi, io non voglio più responsabilità di tal genere. E anche sul piano artistico, intervengo quando me lo chiedono, ma non pianifico io la stagione. In più, una promessa: io non farò mai il regista! Non voglio però dire che negherò qualcosa di me: per esempio, darò anche il mio apporto come pianista, come è già avvenuto. E ovviamente assicurerò la regolarità e la continuità del lavoro. In questo senso l’orchestra può contare su di me”.

Intanto, il Maestro argentino di ceppo ebraico (è nato a Buenos Aires nel 1942) ha dato alle stampe La musica sveglia il tempo, “libro per non musicisti”. E questa sera, vigilia di Sant’Ambrogio, offrirà agli studenti di Università e scuole di Milano una esecuzione straordinaria de “L’histoire du soldat” di Stravinskij con la voce recitante di Patrice Chéreau. Per Barenboim, il titolo dell’inaugurazione, “Tristano e Isotta, è un invito a nozze. Non c’è oggi sulla piazza direttore più wagneriano di lui. Diresse l’opera per la prima volta a Bayreuth nel 1981, facendovi seguire, in diciotto anni di presenza continua, La Tetralogia, Parsifal, I Maestri Cantori di Norimberga. A Berlino, dove approdò nel 1992, ha diretto l’intero ciclo di tutte le opere wagneriane, suscitando enorme interesse a livello internazionale. Nel 2003 ha ricevuto il Grammy per la registrazione del Tannhäuser. E l’intero Ring è in programma anche alla Scala, diluito dal 2008 al 2011, e successivamente ripresentato tutto nella stessa stagione nel 2013, bicentenario della nascita di Wagner.

Eppure quest’opera alla Scala era un sogno che in qualche modo lei, Maestro, inseguiva da ventisette anni.
Tristano con Chéreau, sì. Dovevamo farlo insieme nel 1980 a Bayreuth, ma non andò in porto. Chéreau vi aveva già messo in scena la Tetralogia e temeva che Tristano venisse considerato una sorta di “quinta opera” del Ring. Lo facciamo adesso. Per lui è per la prima volta. Tristano è la pietra miliare della mia amicizia con Chéreau.

Avete proposto voi, lei e Chéreau, questo progetto alla Scala?
No, il sovrintendente Stéphane Lissner conosceva la nostra storia. Lui è molto furbo e ha trovato il modo di ripropormelo. Per altri non avrei acconsentito ma, soprattutto dopo aver toccato con mano la qualità dell’orchestra, sono contento di avere accettato. E ritengo un vantaggio che l’opera sia assente dalla Scala da così tanti anni (dal 1978, con Carlos Kleiber, n.d.r.).

Qualcosa di particolare, in questo allestimento?
Nessuno stravolgimento di epoca. C’è un grande lavoro psicologico sui personaggi, questo sì. Quella di Tristano non è una semplice storia d’amore. A prevalere è la morte. Ogni accordo del Tristano crea la possibilità di risolvere musicalmente l’emozione in modo diverso, giocando sul cromatismo, sull’ambiguità.

Insignito del Premio per la Pace per aver fondato nel 1999 il Workshop West-Eastern Divan, formazione orchestrale che riunisce giovani musicisti israeliani e dei Paesi arabi, da qualche tempo lei ha avviato un progetto specifico per l’educazione muscale nei territori palestinesi che comprende la fondazione d un asilo musicale e l’istituzione di un’orchestra govanile palestinese. Crede che la musica abbia anche un potere pacificatore?
L’orchestra non porterà la pace nel Medio Oriente, ma almeno permette a giovani divisi da un atavico conflitto di esprimersi l’uno davanti all’altro con lo stesso linguaggio. Una specie di utopia realistica. Non si cerca di avere l’accordo di tutti, ma almeno di incominciare a capire la legittimità dell’altro. E sì, questo è possibile solo attraverso la musica.
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