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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
15 gennaio 2021
In Universale Economica
Uno sguardo lucido, tranquillo e tagliente. Antonio Caronia ricorda J.G. Ballard
A cura della redazione di www.feltrinelli.it
Qual è l’importanza di Ballard nella letteratura occidentale?
Basta guardare una qualsiasi delle sue foto, come quella che ha pubblicato il “Guardian” quando ha dato la notizia della morte, che è poi quella della copertina de I miracoli della vita. Ballard guarda in macchina in maniera lucida, tranquilla. Bene, questo è lo sguardo dei suoi libri. Ballard è stato nella seconda metà del XX secolo, lo sguardo più lucido e tagliente su uno dei problemi fondamentali dell’immaginario di oggi: il rapporto tra il corpo e la tecnologia. È stato capace di organizzare questo suo sguardo con delle forme narrative in genere eccezionalmente semplici. Io che ho tradotto diverse sue opere posso dire che in genere la sua prosa è piana, semplice da tradurre perché si porta dietro una musicalità interna che traspare in tutte le traduzioni, anche in quelle mediocri. Nella prosa di Ballard ci sono dei valori formali, apparentemente tradizionali, che però sono al servizio di uno sguardo assolutamente devastante, inedito, che sa andare nella profondità delle cose. Solo un libro fa eccezione. Lui ha scritto un’opera, tra le più interessanti del linguaggio sperimentale del XX secolo, che è La mostra delle atrocità. quello era un libro più simile a quelli di Burroughs. Burroughs per tutta la vita ha fatto lo sperimentatore linguistico, Ballard quasi mai, tranne in quest’opera che è la sua opera fondamentale perchè è quella nella quale lui spiega un po’ quello che aveva fatto nei romanzi precedenti e detta l’agenda per i romanzi successivi.

E la sua modernità?
Ballard ha avuto la fortuna di essere uno scrittore di lingua inequivocabilmente inglese però non nato e formato nella Gran Bretagna. Essendo nato a Shangai nel 1930, in una situazione coloniale, ed ha vissuto in Cina fino ai 15-16 anni, la sua esperienza della cultura inglese è stata da un lato familiare, dall’altro straniata. Questa sua condizione gli ha consentito di vedere dentro alla società inglese del dopoguerra, che pur nelle sue peculiarità era paradigmatica della società occidentale, quello che altri non riuscivano a vedere. La mostra delle atrocità testimonia questa sua capacità di cogliere lo snodo fondamentale, il “media landscape”, ossia il panorama dei media che stava strutturando l’immaginario collettivo in quel periodo. La mostra delle atrocità è un libro tutto sommato semplice da spiegare. Sono i grandi eventi luttuosi - la morte di Marylyn Monroe, il disastro dell’Apollo, l’assassinio di Kennedy - degli anni sessanta, quelli che lui definiva the crazy years nella sua seconda pseudo biografia - La gentilezza delle donne. Il protagonista del La mostra cerca di ammazzare la moglie e uccidere altre persone in maniera rituale. Perché fa questo? i suoi medici dicono che Talbott cerca di uccidere di nuovo Kennedy ma in un modo che abbia senso. Quando descrive l’assassinio di Kennedy come una gara automobilistica in discesa, Ballard smonta tutta la mitologia che i media costruivano intorno a questo evento impedendo di coglierne il vero senso. Tutta La mostra delle atrocità è fatta così come Crash, il secondo romanzo, quello più “scandaloso”, nato proprio da una costola de La mostra delle atrocità,. Nella bellissima introduzione all’edizione francese dice “non dobbiamo preoccuparci dell’atomica ma delle morti sottili che noi prepariamo giorno per giorno ai nostri figli”. Questa prefazione si apre con una frase che dice “il matrimonio tra tecnica e incubo ha dominato il XX secolo”. Questa secondo me è una chiave di lettura per tutta la sua opera.

Ci parli del rapporto di Ballard con la fantascienza?
Il rapporto di Ballard con la fantascienza è tipico non solo suo ma anche di altri scrittori, come Vonnegut per esempio, scrittori che hanno utilizzato la fantascienza per tutte le enormi potenzialità che questa aveva. Ma proprio perché hanno fatto questo ad un certo punto hanno dovuto staccarsene – Vonnegut lo fa abbastanza presto, Ballard vi resta legato fino a La mostra delle atrocità, che anche per questo motivo è un libro di snodo. Basllard scrive un testo fondamentale per il rinnovamento della fantascienza negli anni sessanta, dal titolo Qual è la via per lo spazio interno ed è un’intuizione bellissima, cioè lui dice attenzione la fantascienza più interessante non parla dei mondi esterni ma parla di ciò che accade all’interno di noi. Lui aveva capito che non c’era modo di comprendere l’uomo moderno e contemporaneo se non facendo ricorso a questo paesaggio straniato, quello della fantascienza, ma il gvero paesaggio fantascientifico per lui era quello terrestre. Il primo romanzo che gli ha dato un po’ di notorietà nel mondo dleea fantascienza, Il mondo sommerso è anche uno dei suoi romanzi più belli, perché racconta la regressione psichica di una persona dopo un disastro atomico che ha causato lo scioglimento delle calotte polari. Lui procedeva nello tesso modo in cui stava procedendo Philiph K. Dick negli Stati uniti. Dick però è sempre stato molto più “interno” al genere di Ballard. Ballard ha sostenuto che la fantascienza era secondo lui il mezzo migliore per poter descrivere la società e l’uomo contemporaneo. Il suo contributo alla fantascienza è stato enorme, però da un certo punto in poi lui ha portato talmente a fondo questo suo lavoro che ha potuto tranquillamente staccarsene.

Tu hai tradotto, tra le altre opere, anche I miracoli della vita, il libro in cui Ballard prende, in un certo senso, congedo dal mondo. Ce ne vuoi parlare?
In genere le autobiografie sono importanti per tutti gli autori, non perché loro raccontino veramente la loro vita perché non c’è nessuna verità nelle autobiografie, ma ci danno delle chiavi di lettura capire ciò che ha innescato l’immaginario di un autore. La differenza profonda tra I miracoli della vita, che Ballard a portato a termine un anno prima di morire, e gli altri due libri “autobiografici” - L’impero del Sole e La gentilezza delle donne - è che qui mancano gli elementi di fiction che invece sono presenti nei due precedenti volumi. Sono Bellissimi i pezzi sulla pop art inglese, ma in generale tutto il mondo del pop è importante per lui. In generale Ballard aveva un profondo legame con l’arte, anzi si può direr che i suoi libri sono pieni di immaginario post-surrealista. Anche nel campo dell’arte Ballard ha avuto il merito di avere un’alta considerazione la pittura surrealista in un periodo in cui la critica ufficiale la denigrava. Per quanto riguarda la pop art inglese, poi, Ballard è stato testimone e complice della sua nascita.

E dopo Ballard?
Con la morte sua si può dire che il Novecento sia veramente finito perché quel tipo di sguardo, quell’acutezza di cui è stato capace è per me impossibile che ce l’abbiano altri scrittori. Ballard è stato l’antesignano di quella che oggi si chiama letteratura post-coloniale (Rhusdie, Naipaul, Coupland, Cooper), di quegli scrittori cioè che scrivono in inglese provenendo da altre tradizioni culturali. Sotto questo aspetto ha degli eredi.
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