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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
15 gennaio 2021
In Universale Economica
"Biancovermiglio, una madre assassina?" Intervista a Benedetta Cibrario
di Mario Baudino, tratta da “La Stampa”, 22 febbraio 2010
Una nevicata, scriveva Josip Brodskij in un suo libro su Venezia, mette il mondo tra parentesi. Benedetta Cibrario è andata oltre: ha fatto scendere una copiosa nevicata sul secondo romanzo, Sotto cieli noncuranti nei giorni di un Natale contemporaneo, fra Torino e la Vai di Susa. Come in racconto gotico, mentre tutto si ferma sotto la neve, il destino mostra il suo viso più brutale: un bambino precipita dalla finestra di un lussuoso appartamento e muore; mentre il magistrato di turno, che interviene per i primi rilievi e cui tocca l'inchiesta, perde la moglie in uno stupido incidente stradale, propiziato dalle strade sdrucciolevoli.
Da quel momento, tutti i protagonisti sono come imprigionati in una sorta di cerchio magico. Il magistrato è sconvolto, deve badare alle tre figlie rimaste orfane, ai loro traumi, al loro dolore, e nello stesso tempo chiarire la dinamica di quel che forse non è stata solo una triste fatalità. Il romanzo di Benedetta Cibrario non è un giallo, e neppure un thriller, anche se è molto diverso da quel Rossovermiglio di tre anni fa che l'ha rivelata al pubblico e alla critica, vincendo un po' a sorpresa il premio Campiello del 2008. Là si trattava della storia d'una donna e della sua tenace lotta per dare un senso alla propria vita, dalla Torino anteguerra molto formalista e classista alla Toscana della modernità. C'era una voce che raccontava se stessa. Qui la scrittrice forse stupirà il suo pubblico: si è rivolta infatti alla strumentazione del libro di genere, ma per farne un uso molto personale. La vicenda è narrata da diversi punti di vista narrativi, sempre femminili.

Che cosa l'ha spinta a cambiare registro e modo di raccontare?
Credo che prima venga la storia; poi il problema di come costruirla. In questo caso era necessario un romanzo corale, a più voci. In realtà credo di aver sempre voluto affrontare il tema di come si reagisce al dolore; e nel raccontare questa vicenda ho cercato qualcosa come un effetto-domino, dove piccole variazioni iniziali producono a lungo termine grandi cambiamenti. Sotto cieli noncuranti è nato così. Quel che avviene nel libro potrebbe far pensare alla teoria del caos nel campo delle scienze fisico-matematiche. Mi interessava il risvolto romanzesco di eventi a catena che travolgono i personaggi.

Due donne si stagliano con grande rilievo: una bambina, Matilde, e un giovane poliziotta, Violaine. Matilde guarda gli adulti e sembra capirli a fondo. Violaine ha l'intuizione giusta, è quella che in qualche modo trova la soluzione.
Dal mio punto di vista Matilde, la bambina, è il personaggio centrale. L'ispettrice di polizia mi serviva come connessione tra la città e la montagna, e come figura possibilmente materna.

Perché Matilde?
Perché volevo parlare proprio di come gli adulti si spezzino più facilmente dei bambini, che mantengono invece la capacità di leggere i simboli e interpretare, pur inconsapevolmente, il mondo. Penso che questo sia anche un romanzo sui sensi di colpa. Molti degli adulti, infatti, ne risentono.

In effetti quasi tutti possono rimproverarsi qualche cosa. Ma non solo loro.
Certo, Matilde stessa vede gli altri piangere mentre lei non lo fa, e comincia a pensare di essere anaffettiva. In realtà è quella che più sta elaborando il dolore, alla sua maniera di bambina.

C'è poi ovviamente la madre del bambino precipitato. Ora non diremo se l'ha gettato lei o è stata una disgrazia, per non far torto ai lettori. Ma la domanda s'impone: il personaggio della madre assassina o presunta tale è stato molto presente nelle cronache. I casi famosissimi degli ultimi tempi - uno per tutti quello di Cogne - hanno avuto importanza per il suo lavoro? Ci ha pensato?
No, assolutamente no. Tutto parte da un incidente domestico. Grave, terribile. E si crea una simmetria del dolore. Non è la madre assassina in sé ciò che m'interessa particolarmente.

Nel romanzo c'è una Torino minuziosamente descritta. Solo la morte del bambino avviene a un indirizzo di fantasia.
È troppo terribile per dargli un luogo reale nella topografia della città. E poi mi serviva un contorno sfumato.

La neve?
Sì, l'enorme nevicata come qualcosa che fa diventare il mondo "altro".

A pensarci, forse non esiste neppure la borgata della Val di Susa dove si conclude la vicenda.
Infatti, è la somma di vari paesi.

Che lei conosce benissimo.
Ci ho passato l'adolescenza. Vivevo lì. Credo che gli scrittori vadano sempre a pescare nei ricordi della loro adolescenza.
copertina

Sotto cieli noncuranti
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  Benedetta Cibrario presenta Lo Scurnuso
  “Biancovermiglio, una madre assassina?” Intervista a Benedetta Cibrario
  Non ho più il sottotitolo. Intervista a Benedetta Cibrario

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