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5 dicembre 2021
In Universale Economica
Christophe Aguiton presenta se stesso, Attac e il movimento mondiale
A cura della redazione di www.feltrinelli.it


Chi è Christophe Aguiton? Facile! Ho 46 anni e all’inizio, negli anni settanta, ero un attivista della sinistra, come molti della mia generazione. Dopo il servizio militare nell’esercito, dove c’è stato un grosso movimento tra i soldati, ho iniziato a lavorare in posta come tecnico delle telecomunicazioni e sono entrato nella CFDT, il sindacato con radici storiche analoghe alla CISL italiana. Dal sindacato sono stato espulso alla fine degli anni ottanta, dopo dieci anni, perché considerato troppo radicale. Infatti, mentre negli anni settanta il sindacato era estremamente legato agli ideali del maggio 1968, negli anni ottanta ha cambiato fortemente il suo orientamento diventando uno dei più moderati in Europa.
Così, con gli espulsi, abbiamo fondato, a Parigi, un nuovo sindacato chiamato SUD, nome che è un gioco di parole. Da una parte sottolinea il nostro amore per le vacanze e il sole, dall’altro, come acronimo, significa Solidarietà Unità Democrazia. Dal 1989 siamo diventati abbastanza forti, tanto che nella mia compagnia, France Telecom, siamo la terza sigla appena dopo la CGT, avendo raggiunto la percentuale del 28% nelle elezioni interne. Siamo molto legati alla Nuova sinistra radicale e ai movimenti nel sociale.
Poi nel 1993 con altri sindacalisti e gente che già lavorava sul problema della disoccupazione ho partecipato alla creazione di AC, nome che nasconde un altro gioco di parole. Significa come sigla Action Chômage, cioè "azione contro la disoccupazione", però pronunciato alla francese significa anche "adesso basta!" o Ya Basta! (ride). E’ stato il movimento che in Francia ha avuto il ruolo più importante nel periodo 1993-1999 sulla questione della disoccupazione, e che ha permesso di fare quelle grandi manifestazioni sulla disoccupazione nel 1996 e 1997 in diverse città europee, tra cui Torino, Firenze e Amsterdam. Tra l’altro in quel periodo successe quell’episodio dei treni che dall’Italia dovevano raggiungere Amsterdam (In quella occasione ad Amsterdam vi furono 700 arresti e a 130 manifestanti italiani fu impedito di scendere dal treno. I 130 furono rispediti in patria scortati dalle polizie dei paesi attraversati dal treno; N.d.R.)
Gli anni novanta in Francia sono stati un periodo abbastanza buono con grandi manifestazioni e scioperi, tanto che decidemmo di costituire un movimento relativo alla globalizzazione e al neoliberismo, Attac.
Il mondo ci appartiene è il terzo libro che scrivo. Gli altri sono raccolte di articoli e documenti. Uno è scritto con Daniel Bensaïd dopo gli scioperi del 1995 e riguarda il ritorno della questione sociale, includendo documenti sul rinnovarsi e sulle caratteristiche di questi nuovi movimenti sociali in Francia.
Questo è tutto su di me. Oggi io sono il responsabile delle relazioni internazionali di Attac France, per cui recentemente sono stato in relazione con il Genoa Social Forum, che sono degli amici, per via delle manifestazioni a Genova (durante il G8 nel luglio 2001, N.d.R.). Dopo Genova il movimento è cambiato incredibilmente. Facendo una rapida periodizzazione, si può dire che ci sia un precursore, cioè l’insurrezione zapatista del 1994, perché gli zapatisti furono i primi capaci di unire una dura difesa delle identità, in questo caso quelle dei poveri e degli indios nel territorio del Chiapas, ma anche nello stesso tempo di dare una risposta universale contro il neoliberismo, con la prima idea di movimento mondiale. Ciò successe con il primo Incontro intergalattico nella Selva Lacandona nel 1996. Dopo questo tentativo che ha conosciuto dei problemi alla fine degli anni novanta per via della pressione e della repressione da parte del governo messicano, il movimento ha cambiato di nazione e di livello con l’eruzione di Seattle. Sebbene Seattle sia stato il primo vero passo verso al creazione di un movimento mondiale, Genova ha rappresentato un passo ulteriore. Questo per la violenta risposta da parte dello stato italiano, ma soprattutto per l’imponenza delle manifestazioni. I sindacati, le associazioni e la gente comune si sono sentite parte di un movimento di massa. Prima di Genova, il movimento era meno consistente in termini numerici, in quanto si muoveva come una sorta di delegazione di parti della società. Ciò nonostante il supporto dell’opinione pubblica creava una pressione sociale che obbligava comunque i governi e le istituzioni internazionali a reagire. Per esempio nella lotta contro il MAI, Multilateral Agreement & Investment, eravamo relativamente in pochi, ma abbiamo vinto lo stesso.
Genova è stato un cambiamento totale. Ormai il movimento va da solo. Negli ultimi tempi, nonostante tutto ciò che è successo l’11 settembre, abbiamo avuto in Europa quattro dimostrazioni che sono state la prova dell’incredibile partecipazione di massa. Una di queste è stata la Marcia per la pace Perugia-Assisi, con questo mix del Movimento per la pace e del Genoa Social Forum; poi ce n’è stata una in Belgio per preparare le contestazioni al summit di Bruxelles dell’UE; un’altra a Liegi, sempre in Belgio ma che raggruppava i movimenti di lingua francese; infine quella di Ginevra che raggruppava movimenti di piccole città: ci dovevano essere non più di 2000 persone in delegazione e invece ne sono arrivate più di 5000, per lanciare il nostro ciclo di mobilitazioni per ottenere il congelamento della moratoria nell’assemblea generale del WTO. Questa è la dimostrazione che il movimento è in grado di essere centrale anche dopo l’11 settembre.
Ritornando ad Attac, si può dire che questa sia un movimento abbastanza importante ma non in tutto il mondo: nei paesi anglosassoni Attac è molto piccolo, negli Usa non esiste, in Asia nemmeno, ma in Europa è un po’ dappertutto, così come in America Latina e qualche regione dell’Africa. In alcune paesi siamo molti forti, in altri meno, ma pensiamo che la cosa importante, oltre ad aiutare la nascita di Attac nei diversi paesi, sia quella di stare dentro a questo movimento mondiale che ha chiaramente più referenti che il solo Attac.
In Francia nel 1999 abbiamo verificato come fosse complesso collegare delle lotte generali a una campagna nazionale con un unico obiettivo. Dopo Seattle, considerando che non avevamo una organizzazione che fosse in grado di gestire la situazione, ci siamo visti a Bangkok nel febbraio 2000, dove abbiamo lanciato un processo che passando per Ginevra nel giugno 2000, in occasione dell’assemblea generale dell’Onu, ha portato infine alla creazione del meeting di Porto Alegre, accettando le proposte e le idee che ci venivano dal Brasile. Oggi Porto Alegre è il principale luogo dove il movimento mondiale riesce a incontrarsi. Non è un caso che il Genoa Social Forum, notare il termine inglese, sia stato creato proprio da persone che si trovavano a Porto Alegre, cioè diverse componenti della società italiana si sono incontrate a Porto Alegre e dopo l’incontro hanno deciso di costituire il Genova Social Forum.
Attac, che è anche una parte di questo movimento, è una sorta di network: non abbiamo comitati esecutivi, né struttura, ma allo stesso tempo partecipiamo molto attivamente a questi movimenti globali come Via campesina e altri sindacati.
Oggi, dopo l’11 settembre c’è la necessità che il movimento antiglobalizzazione si unisca con il movimento per la pace, con chi lotta contro i missili, gli SS-20 e i Pershing. Ma la globalizzazione del movimetno è nei fatti: quasi a cavallo con l’incredibile Marcia Perugia-Assisi in Spagna, a Barcellona c’è stata un’altra imponente manifestazione per la pace anche qui con un movimento miscelato che proveniva da diverse parti del mondo.
copertina

Il mondo ci appartiene
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  Christophe Aguiton presenta Il mondo ci appartiene

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