Cosa c'è di nuovo Tutte le informazioni sugli scrittori Gli autori raccontano Approfondimenti, notizie e libri Appuntamenti con gli autori L'arte del web e i libri La sezione Feltrinelli Digital Le classifiche dei più cliccati e dei più venduti I Blog dei nostri autori Feltrinelli Podcast


Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
29 novembre 2021
In Universale Economica
Mike davis sui movimenti usa
Tratto da "il manifesto" 9 ottobre 2001

Mike Davis: la guerra sarà globale
Benedetto Vecchi

Le parole che Mike Davis usa per commentare l'inizio dell'intervento militare angloamericano contro l'Afghanistan non lasciano molti dubbi: gli Stati uniti hanno cominciato una guerra "globale", nel senso che le ripercussioni che essa avrà sconvolgeranno l'assetto geo-politico dell'intero pianeta. Mai, come in queste ore, però l'espressione "guerra costituente" - usata per l'intervento armato in Kosovo - è la più appropriata per sintetizzare la posta in gioco nell'Asia centrale. Non c'è solo la caccia agli uomini di Osama bin Laden sul piatto della bilancia, non solo l'assetto politico e sociale di quella parte di mondo, ma anche e soprattutto il futuro degli Stati uniti e dell'Europa, nonché i rapporti di potere tra questi due "poli" del capitalismo mondiale. Mike Davis è uno studioso di "economia urbana", ma è da sempre un lettore attento della politica estera degli Stati uniti. Anzi, uno dei punti di forza dei suoi libri - da La città di quarzo (manifestolibri) a Geografie della paura (Feltrinelli), da Prisoner of American Dream a Late Victorian Holocaust - è di riuscire a tenere insieme politica interna e relazioni internazionali analizzandone gli intrecci per comprendere le trasformazioni urbane. Ad esempio nel libro di prossima pubblicazione per Feltrinelli (I latinos alla conquista degli Usa), le politiche dell'immigrazione degli Stati uniti sono scandagliate anche alle luce dei rapporti di dominio che gli Usa hanno nei confronti degli altri paesi del continente americano. Le risposte di Mike Davis, raggiunto via e-mail, sono molto "emotive", al punto che non esita, con amara ironia, ad usare la parola Armageddon se gli "effetti collaterali" di questa guerra, da dietro le quinte, arriveranno ad occupare il centro della scena.

L'amministrazione Bush ha più volte dichiarato che obiettivi di un intervento militare in Afghanistan sono la cattura di Osama bin Laden e la caduta del governo dei talebani. Ma più di un osservatore ha sostenuto che la strategia statunitense punta anche ad altro. Qual è, secondo lei, l'obiettivo di questa guerra?

Con l'inizio dei bombardamenti la guerra "fittizia" dei giorni scorsi è finita, ed è cominciata l'attesa guerra degli stealth. Nei prossimi giorni il Pentagono spenderà l'equivalente del prodotto interno lordo dell'Afghanistan in missili Cruise e bombe intelligenti. Otterranno senza dubbio risultati brillanti contro una manciata di obiettivi concreti. Ma poi, quando le truppe Usa affronteranno i talebani, avvezzi a combattere nel loro labirinto fatto di montagne, il millenario gap tecnologico tra l'Afghanistan rurale e gli Usa non conterà più molto.
Nonostante le pie illusioni degli Usa, i talebani detengono ancora una forte base sociale. Tutto il gran parlare che si fa attualmente di una "guerra di nuovo tipo" richiama alla mente delusioni simili a quelle che il Cremlino ha avuto vent'anni fa. I sovietici, ossessionati dal rischio di restare invischiati in un Vietnam nel deserto, hanno cercato di vincere la guerra con operazioni delle truppe d'élite aerotrasportate e supportate da massicci bombardamenti. Le forze speciali Usa rischiano di finire come i loro predecessori sovietici.
Inoltre, potrebbe esserci una protesta violenta contro la guerra nel mondo islamico. L'inevitabile abbattimento di manifestanti anti-americani avrà un impatto molto simile alle uccisioni di civili in Afghanistan da parte degli Stati Uniti. Se questo accadesse, la regione sarà ulteriormente destabilizzata. Da qualche parte - Pakistan, Arabia Saudita, Egitto, forse anche in Indonesia - il rischio di una insurrezione o di una una guerra civile è molto più che un'ipotesi. Così, la "piccola guerra" di Powell si trasformerà presto nella "grande guerra" di Cheney come una metastasi.

Il movimento della pace americano sembra in difficoltà. E' d'accordo con questa lettura che ne danno i media occidentali?

No. Il movimento per la pace è vivo e vegeto. Sono molto orgoglioso del coraggio dei ragazzi anti-globalizzazione che hanno detto no alle intimidazioni scioviniste organizzando dozzine di assemblee e proteste. Ma il nuovo movimento non può limitarsi al rifiuto della guerra, ma deve affrontare una battaglia contro il razzismo dopo la lunga serie di minacce e aggressioni ai migranti e alle comunità musulmane americane. Il labor movement ha sì protestato contro le manifestazioni di razzismo contro i migranti, ma quasi tutti i militanti sindacali, per il momento, non vogliono "dare una chance alla pace". La sinistra è stata piuttosto goffa nell'affrontare la rabbia della working-class per il massacro di vigili del fuoco, segretarie e lavoratori delle linee aeree. I media conservatori, come il Wall Street Journal e la National Review, sono entusiasti della supposta spaccatura della coalizione contro la politica delle multinazionali dei lavoratori e della sinistra costituitasi sulle strade di Seattle.
Eppure è inevitabile uno scontro tra il sindacato e l'amministrazione Bush. Infatti, per molti lavoratori urbani questa è la più repentina e violenta crisi economica dal 1938. Dall'11 settembre, ad esempio, il 30% di tutti i lavoratori alberghieri negli Usa hanno perso il posto di lavoro. Anche altri settori legati al turismo e ai servizi sono stati decimati. I lavoratori americani sono di fronte a una vero e proprio stato di emergenza.

L'Unione Europea ha aderito alla coalizione contro il terrorismo. Tutte le divergenze del passato sembrano appianate in nome della lotta al terrorismo…

L'Europa è stata temporaneamente tranquillizzata dal segretario di stato americano. Egli ha ricreato un'aura di consultazioni multilaterali e una moderazione riguardo agli obiettivi ultimi degli Usa. Colin Powell irradia la sicurezza eisenhoweriana che a Washington regnino menti sane. Lui è la quiete prima della tempesta. Il vero capo degli Stati uniti vive modestamente nell'appartamento del vice presidente. Tutti gli esperti concordano: Dick Cheney è il reggente. Non so se dica letteralmente a George W. Bush quale colore di mutande indossare, ma è certamente il più potente vice-presidente nella storia moderna. Una vera eminenza grigia. Secondo alcuni racconti, Cheney è anche molto scontento di come attualmente Tony Blair sta impersonando Margaret Thatcher che impersonava Winston Churchill. Certamente, avere al timone della nazione più potente al mondo quello che appare spesso come un bambino spaventato crea un vuoto di leadership. Ma Cheney e gli altri consiglieri della famiglia Bush non vogliono che Blair usurpi il loro protetto.
La guerra al terrorismo offre questi doni temporanei ai leader europei: a Blair, una massiccia iniezione pubblica di testosterone; a Schröder, sostegno alla sua Ostpolitik; a Berlusconi, il permesso di impersonare Mussolini; a Chirac, Viagra politico; a Putin, la benedizione per tutti i ceceni morti.
Alcuni vedono in questo l'inaugurazione di una nuova era atlantica. Al contrario, potrebbe essere l'inizio della grande rottura. La mia sensazione è che tra due o tre mesi tutti, eccetto Margaret Blair, correranno per salvare la loro vita. Non so però se riusciranno a mettere abbastanza distanza tra loro e il fiasco nel Medio oriente di Cheney e Bush. Il punto di svolta può essere un attacco degli Usa all'Iraq o, se Sharon avrà campo libero, contro gli Hezbollah. O, semplicemente, se la guerra in Afghanistan continuerà a bruciare come una miccia lenta verso l'Armageddon.

Traduzione di Marina Impallomeni

copertina

I Latinos alla conquista degli USA
Scarica la versione gratuita del Player Real, necessaria per ascoltare e vedere i file audio/video.
  La scheda autore di Mike Davis
  Tutto il mondo è bidonville. Intervista a Mike Davis
  Mike Davis: Il flaneur delle biblioteche
  Mike Davis, I latinos alla conquista degli Usa

  Elenco completo
 Vuoi ricevere aggior- namenti sull'autore?