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5 dicembre 2021
In Universale Economica
Muhammad Yunus Il banchiere dei poveri
Il "banchiere dei poveri" sulla globalizzazione
La finanza e l'investimento sono sempre stati visti con i parametri del rendimento, del capitale, dell'interesse. Con tutti i limiti che una visione monotematica può avere. Da parecchi anni, invece, sta crescendo una cultura, magari nascosta e poco ridondante, che vede anche negli investimenti e nella finanza una possibilità di destinare risorse ad iniziative della massima utilità sociale. Gli importantissimi studi di Muhammad Yunus sono serviti ad alimentare applicazioni pratiche che nella realtà hanno rappresentato delle vere e proprie svolte nel divenire della finanza etica. Strutture che rispettandone i principi essenziali (trasparenza, partecipazione collettiva, vitalità economica) e negandosi a attività economiche che ostacolano lo sviluppo umano e contribuiscono a violare i diritti fondamentali della persona, come la produzione e il commercio di armi, le produzioni gravemente lesive della salute e dell'ambiente, le attività che si fondano sullo sfruttamento dei minori o sulla repressione delle libertà civili, sono diventate nel corso degli anni dei fondamentali punti di riferimento.
Muhammad Yunus, da noi intervistato, interviene oggi su un altro scottante argomento: la globalizzazione.

Professor Yunus, cosa ne pensa della globalizzazione?
La globalizzazione è una vera sfida. Stimola molte riflessioni ed emozioni. Io guardo alla globalizzazione dal punto di vista della povertà globale. Il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema è in continua crescita. Questo accade mentre tutte le nazioni più potenti del mondo ribadiscono il loro impegno a ridurre la povertà nel mondo del 50% nei prossimi quindici anni. Se vogliamo prendere questo impegno sul serio, è importante strutturare e indirizzare la globalizzazione in funzione di questo obiettivo.
Ci dicono che se la povertà continua a crescere al ritmo attuale, il numero di persone povere su questo pianeta verrà raddoppiato nei prossimi cinquant'anni. Abbiamo due opzioni: a) Lasciare che la cifra raddoppi o b) fare qualcosa per ridurre la percentuale attuale per metà entro il 2015.
Quale opzione scegliamo? Chi prende la decisione? La globalizzazione ci forzerà a intraprendere un cammino che non desideriamo? Dovremmo usare tutto il potere della globalizzazione per ridurre la povertà? Ancora, chi decide, chi sono i coreografi? La globalizzazione accelererà forse, per sua stessa natura, il processo di impoverimento del mondo? O può essere messa a servizio del risultato opposto - ridurre la povertà anziché aumentarla?
Io credo fortemente che la globalizzazione possa essere sfruttata per creare lavoro per i poveri. Può rappresentare un vantaggio concreto per i poveri di tutto il mondo, se cavalchiamo l'onda della globalizzazione tenendo in mente l'obiettivo del 2015. L'Europa può davvero aiutare i poveri se con determinazione si prefigge questo scopo.
Aprire i cancelli della globalizzazione senza preparare i poveri a cavalcarne l'onda porterà all'annegamento le persone povere e senza risorse. Dobbiamo fare una distinzione fra l'impatto immediato della globalizzazione e l'impatto a lungo termine. Il passaggio da un'economia protetta a un'economia aperta può essere traumatico per certe società, e noi dobbiamo inventarci soluzioni innovative per renderlo meno doloroso.
L'apertura dei confini può diventare più facile se i paesi possono procedere per gradi. La miglior politica di apertura consiste nella creazione di un'area di commercio libero con i paesi confinanti. Se tentiamo di saltare da una piccola pozza all'oceano in un colpo solo, sicuramente ci troveremo a disagio nel nuovo ambiente raggiunto. Possiamo scegliere di muoverci passo dopo passo.
La deregulation non significa aprire i cancelli della globalizzazione per poi addormentarci aspettando che il miracolo della globalizzazione consegni tutto l'oro davanti alla porta di casa nostra. Dobbiamo pianificare, monitorare, e lavorare sodo per il beneficio delle economie e delle persone più deboli.

Sembra dunque che lei sia a favore della globalizzazione…
Io sono un forte sostenitore della globalizzazione. La vedo come una preziosissima opportunità per i poveri, che potrebbe permettere loro di uscire dalla povertà velocemente ed efficacemente. Più di cinquanta per cento della popolazione del Bangladesh è di età inferiore ai 20 anni. Questi giovani devono trovare opportunità da dividere con il resto del mondo, non essere chiusi nei loro villaggi senza futuro per loro stessi. Ē estremamente importante prepararci per minimizzare il dolore della transizione e ottimizzare i benefici della globalizzazione . Io mi auguro che il Bangladesh continui i suoi sforzi e riesca a persuadere i suoi vicini a creare un'area di commercio libero in Asia del Sud, in particolar modo con l'India e il Nepal. Per permettere ai poveri di raccogliere i frutti della globalizzazione dovremo prepararci scrupolosamente. Uno di questi preparativi è la costituzione di istituzioni per i poveri. Un'area in cui queste istituzioni sono necessari è il settore finanziario. Tutto il settore finanziario è diretto verso le persone e le aziende benestanti. Se non riusciamo a mettere in piedi le istituzioni finanziarie per permettere ai poveri di trarre vantaggio dall'ondata di globalizzazione, non potranno parteciparvi.
Dobbiamo smettere di considerare le persone povere come mera forza lavoro in grado solo di svolgere mansioni ripetitive. I poveri non sono masse lavoratrici senza cervello. Ognuna di queste persone è un essere umano molto creativo. Esiste un potenziale enorme in ognuno di loro. Nel giusto ambiente tecnologico e istituzionale possiamo facilitare il loro processo creativo e liberare la loro energia, facendo sì che tutte le opportunità che offre il futuro siano sfruttate anche dalla persona più povera del mondo. La povertà non è creata dai poveri. Ē creata dalle istituzioni, dalle politiche, dai concetti. Se questi rimarranno invariati nell'economia mondiale che si evolve così rapidamente, i poveri saranno sicuramente superati dalla globalizzazione. Questo succederà perché non esiste un meccanismo di passaggio nell'attuale sistema economico che permetta ai poveri di entrare a farne parte. L'unica soluzione che è stata inventata dal mondo per aiutare i poveri è la carità pubblica o privata, il che equivale a lasciare i poveri esattamente nelle condizioni in cui sono.

Cosa può fare l'Europa?
L'Europa può fornire la leadership. Ē la cosa più necessaria in questo importante momento della storia. L'Europa può svolgere un ruolo davvero strategico per utilizzare la globalizzazione e la tecnologia d'informazione e ottenere un risultato socialmente auspicabile.
1 - L'Europa può creare una struttura governativa per la globalizzazione, sotto forma di una Commissione Europea sulla Globalizzazione. La commissione effettuerà la vigilanza sulle manipolazioni del mercato da parte di aziende e/o persone assetate di profitti rapidi, e speculatori. Preparerà delle direttive per società che commerciano con paesi extraeuropei, e società extraeuropee che commerciano con l'Europa, in particolar modo aziende socialmente sensibili sia in Europa che nei paesi del terzo mondo. Questo creerebbe un ambiente di sostegno per tutti i prodotti fatti da mani umane in qualsiasi parte del mondo.
2 - Con la creazione di questa commissione l'Europa potrà prendere l'iniziativa di persuadere il mondo a creare una struttura globale di vigilanza sulla globalizzazione - per garantire che la globalizzazione funzioni per le persone e le economie povere.
3 - L'Europa può estendere la sua politica e il suo supporto finanziario all'obiettivo stabilito al Summit sul Microcredito del 1997 : di raggiungere i cento milioni di famiglie più povere attraverso il microcredito - e preferibilmente attraverso le donne in queste famiglie, entro il 2005. Per arrivare a quest'obiettivo, l'Europa potrebbe creare un Fondo per il microcredito dando supporto ai fondi di microcredito nei paesi del terzo mondo. (La creazione di fondi di microcredito locali, sul modello del PKSF in Bangladesh, è il modo migliore per garantire il rapido diffondersi di programmi di microcredito mirati e sostenibili in qualsiasi paese.).
4 - L'Europa può creare un "Centro Europeo di Information Technology per combattere la povertà globale" - per promuovere, adattare, creare Information Technology per i poveri di tutto il mondo. Questo centro può avere sedi con iniziative e finanziamenti locali, in tutto il mondo, e può costruire una rete di persone, aziende, organizzazioni, Ong, governi che si scambino esperienze, e promuovere, creare, applicare, l' Information Technology per il beneficio dei poveri.
5 - L'Europa può influenzare i paesi del terzo mondo per l'affrancamento delle telecomunicazioni dal controllo governativo, per permettere al settore privato di espandere la teconologia per raggiungere tutte le persone, in particolar modo i poveri, molto rapidamente.
Stiamo entrando in una fase molto eccitante della storia umana. Mentre questo accade, dobbiamo essrer certi di effettuare i preparativi adeguati per creare una società di cui essere fieri. Dobbiamo creare una società che garantisca la dignità umana a ogni persona su questo pianeta, e in cui nessuno, mai più, soffra di povertà.

copertina

Il banchiere dei poveri
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